La storia rivista con i nostri occhi - Battipaglia - Paolo Baratta e Figli

Paolo Baratta (1876-1942) nel 1917 affiancò all'iniziale attività di stagionatore ed esportatore di formaggio parmigiano reggiano quella di produttore di conserve, impiantando fabbriche a Battipaglia (Sa) e a Mirandola (Mo).

A Parma, nel quartiere San Leonardo, con l’avvento della stazione ferroviaria nel 1859 si svilupparono molte industrie.

La stazione rappresentava un elemento attrattivo per le attività produttive della città che tendevano a stabilirsi vicino ad essa per usufruire dei vantaggi garantiti dal movimento delle merci sia verso l’interno che verso l’esterno della città stessa. Tra le industrie che si insediarono vicino alla linea ferroviaria ricordiamo la vetreria Bormioli, lo stabilimento di profumi Borsari, l’industria delle conserve appartenuta subito alla Tosi e Rizzoli (1892), poi ceduta alla Società alimentari di prodotti parmigiani e alla IPCA, industria parmigiana conserve Alimentari, lo scatolificio SCEDEP (1920), il caseificio di Ludovico Pagani (1904), l’industria di conserve di pomodoro Boschi, il magazzino di formaggi Paolo Baratta, la fabbrica di impianti per la trasformazione alimentari rispettivamente Manzini e Luciani, l’industria farmaceutica Chiesi.

 

Paolo Baratta & Figli – Etichetta formaggio

Fonte foto: Internet

 

Paolo Baratta & Figli – Cambiale pubblicitaria d’epoca – data 8.5.1952

Fonte foto: Internet 

 

Paolo Baratta & Figli – Cartolina pubblicitaria – datata anni ’30 del Novecento

Fonte foto: Internet 

 

Paolo Baratta per l’impianto di Battipaglia si avvalse dell’opera di Tito Manzini.

Tito Manzini (1877-1929), che aveva iniziato la propria esperienza in qualità di tecnico montatore presso lo Zuccherificio Eridania di Parma sorto nel 1899, strinse un proficuo rapporto di collaborazione con il Cav. Romeo Tosi, titolare di una fabbrica di conserve ai Molini Bassi. Nel 1910 fu insignito di un attestato di benemerenza per il lavoro prestato in Argentina in un'altra fabbrica che lo steso Tosi aveva impiantato nel nuovo mondo.

Manzini nel 1917 lavorò all'impianto del nuovo stabilimento di Paolo Baratta a Battipaglia, in provincia di Salerno. Fu questa esperienza che spinse Tito a maturare l'idea di progettare e realizzare linee complete per la produzione di conserve, quando le officine meccaniche dell'epoca erano ancora legate alla costruzione di singole macchine.

Tito Manzini & Figli – Parma

Fonte foto: Fondazione Fiera Milano

 

 

Paolo Baratta & Figli – Logo aziendale

Fonte foto: Internet

 

Fabbrica destinata ad incidere profondamente a livello sociale ed economico nella realtà di Battipaglia.

Il complesso edilizio della Fabbrica Baratta era destinato alla produzione di conserve di pomodoro. La sua origine risale al 1917 quando ricadeva ancora all’interno del comune di Eboli. L’insieme originario era costituito da una serie di strutture ad uso produttivo raccolte intorno ad uno spiazzo funzionale ma in grado di esprimere una sua centralità proiettata poi all’esterno dalla “palazzina” che inquadrava un ampio viale di accesso.

 

Fabbrica Baratta – ingresso allo stabilimento

Fonte foto: Internet

 

Fabbrica Baratta – veduta aerea anno 1933

Fonte foto: Internet 

 

Estratto da Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia numero 3 del 4.1.1929

Fonte foto: ISEA ODV

 

Fabbrica Baratta – Serbatoio idrico e sirena

Fonte foto: Internet

 

Fabbrica Baratta – Interno stabilimento

Fonte foto: Internet

 

Fabbrica Baratta – Etichetta conserve

Fonte foto: Internet

 

Conserve Baratta

Fonte foto: Archivio EBAD

 

Paolo Baratta & Figli – Conserve Pasquino

Fonte foto: Internet

 

Paolo Baratta & Figli – Latta conserve

Fonte foto: Internet

 

Fabbriche Baratta

Fonte foto: Internet 

 

Paolo Baratta & Figli – Cartolina postale viaggiata anno 1936

Fonte foto: Internet 

 

I frutteti sperimentali di Eboli-Battipaglia.

L’avvio fu dato dal D.L. 21 luglio 1917, per incrementare la frutticoltura nazionale, con tre grandi frutteti sperimentali e connessi vivai: uno a Pistoia, per le regioni del nord, uno a Roma per quelle del centro e un terzo a Battipaglia per il Mezzogiorno.

Quest’ultimo segnò uno dei “primi interventi pubblici a favore dell’agricoltura della Valle del Sele”, dopo la fine del primo conflitto mondiale. L’impatto fruttifero di questo investimento fu molto vasto e coinvolse oltre 30 ettari della tenuta Torre dei Mussi (Battipaglia non era ancora un comune autonomo).

Alle spese di impianto e a quelle di coltivazione, per 25 anni concorsero il Ministero e l’Amministrazione provinciale di Salerno, secondo quote ripartite. L’iniziativa fu ritenuta valida al potenziamento dello sviluppo in tutto il Mezzogiorno, con la frutticoltura che avrebbe favorito il consumo fresco, la trasformazione industriale e l’esportazione. Si costituì un consorzio, di cui si rese promotore il Comm. Nicola Miraglia, presidente del “Reale Istituto di Incoraggiamento” di Napoli, cui seguì progetto dell’impianto a cura della R. Scuola Superiore di Agricoltura di Portici.

Fu l’inizio dell’industrializzazione di Battipaglia, che così incrementava la sua popolazione, creando fonte di lavoro per gli immigrati. E infatti, in un esposto prodotto dall’allora Commissario al Comune di Eboli, diretto al Capo Compartimento ferroviario di Napoli a sostegno di una richiesta pendente per la variazione di orario dei treni dei lavoratori da e per Eboli (Battipaglia) si legge che:

“presso la ditta Baratta – conserve alimentari e confetture dì frutta dolce – sono occupati 400 operai. L’invocato provvedimento gioverebbe anche ad altre industrie dì quel luogo che, com’è ormai noto, e’ un operoso centro che primeggia nel Mezzogiorno d’Italia nel campo dell’agricoltura, dell’industria e del commercio, tra i primi fornitori della ricchezza di un paese”. Prof. Paolo Abbinente e Raffaele Ciaglia. 

 

Baratta – Pubblicità

Fonte foto: Internet 

 

La fabbrica ha cessato l’attività nel 1969, con la conseguente disoccupazione di 1.200 operai sia pure stagionalmente.

Oggi dell’originario complesso industriale è visibile una tettoia in lamiera e quattro capannoni, fatiscenti ed abbandonati, realizzati con strutture in calcestruzzo armato e copertura metallica, immagine residuale dell’antico opificio.

Decisamente più interessante, meglio conservata nella sua consistenza originaria e nella conformazione architettonica è la “palazzina dell’ex fabbrica Baratta”. Si tratta di un piccolo edificio di impianto simmetrico leggermente ad H con le ali corte che inquadrano un corpo centrale segnato dalla presenza del portale di ingresso.

L’ampia balconata aggettante posta al piano primo si distingue per una raffinata ringhiera in ferro lavorato con motivi floreali. Il tetto è in legno con manto di tegole del tipo marsigliese (questo fu completamente distrutto dai bombardamenti e quindi ricostruito nel successivo dopoguerra). Con un intervento successivo una pitturazione di tipo sintetico ha ricoperto gli intonaci originari.

All’interno gli elementi costituitivi risentono degli usi che si sono succeduti nel tempo; il grado di conservazione è piuttosto scarso e riguarda le componenti di finitura e gli elementi strutturali a cominciare dalle mensole dei balconi aggettanti in calcestruzzo armato.

In posizione arretrata, adiacente ad uno dei quattro capannoni, sono visibili i resti dell’antica ciminiera in mattoni di cotto, oggi simbolo della storia industriale di Battipaglia. Si tratta di un elemento residuale rispetto all’intero originario parzialmente crollato a seguito dei bombardamenti del 1943.

 A breve verranno cancellate le vestigia di un’archeologia industriale che pare non interessi più a nessuno. Ruderi che hanno un peso di memoria storica.

L’azienda conserviera fu costruita volutamente alle spalle dello snodo ferroviario che consentiva un rapido smaltimento del prodotto finito verso i mercati interni ma anche esteri; il 70% del prodotto lavorato era destinato infatti all’esportazione in America, Africa, Australia e nord Europa. 

Quel capitolo importante nell’evoluzione di Battipaglia, da comune rurale appena nato a momento di penetrazione del capitalismo in agricoltura, contraddistinse la storia industriale ma inevitabilmente sociale, economica e di potere politico che ne derivava. Vicenda che si protrasse fino alla fine degli anni ’60, segnando la vita di intere generazioni di lavoratori non solo battipagliesi ma del territorio circostante.

Quei ruderi conservano anche un altro significato storico: nella Battipaglia devastata dai bombardamenti, giusto attraverso i capannoni della Baratta tra il 10 e il 12 settembre 1943, in una battaglia decisiva per l’avanzata delle truppe angloamericane, si svolse uno scontro feroce tra le avanguardie dei Fucilieri inglesi e le truppe della Hermann Göring che il 12, ritirandosi, fecero saltare il ponte sul Tusciano nel tentativo di ritardare quanto più possibile l’avanzata alleata.

Oggi annoveriamo purtroppo una classe politica di scarso ordine, sempre prona ai voleri dei predatori di territorio, incurante dei danni all’ambiente della cementificazione e consumo del suolo: perché cancellare questo sito “archeologico” che magari con fondi del PNRR poteva essere ristrutturato e offerto al territorio non solo battipagliese, come luogo culturale, museale, teatrale o quant’altro?

 

Fabbrica Baratta a Battipaglia – tempi moderni

Fonte foto: Internet 

 

GALLERIA FOTOGRAFICA – ANNO 2025 – PER NON DIMENTICARE

FONTE ISEA ODV

 

 

 

 

 

 

Di seguito il link alla piattaforma slideshare

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