
Ciao essere umano,
mi chiamo 10291030/c – animale da laboratorio – anche se in verità dovrei essere un animale di compagnia.
Non ci conosciamo e non ci conosceremo mai, ma se non ti dispiace vorrei che tu leggessi la mia storia.
Degli “esseri umani” - così da voi definiti – mi hanno separato dalla mia madre naturale – dopo 20 giorni dalla mia nascita – per poi rinchiudermi all’interno di un tunnel – chiamato anche – “il tunnel della disperazione ” è un cilindro molto alto, buio e interamente di metallo. Non ti nascondo che al suo interno faceva veramente molto freddo.
Insomma, sono stata lasciata sola per circa “45 giorni”, sono stata tirata fuori quando ormai le mie giovani zampe erano letteralmente atrofizzate.

Questo esperimento serviva a testare l’impotenza e la disperazione che caratterizzano la depressione umana.
Subito dopo l’esperimento sulla depressione, i tuoi simili mi hanno rinchiusa all’interno di una grande gabbia. Non ero sola, al suo interno c’era una finta mamma, chiamata anche – madre sostitutiva – anche se era finta mi sentivo protetta e molte volte mi raggomitolavo su di lei… questo mi faceva sentire meno sola. Ma di tanto in tanto e senza alcun preavviso la mia finta mamma scaricava sul mio corpo delle fortissime scariche elettriche.
A questo punto cercavo di scappare, di allontanarmi da lei quanto più potevo… piangevo, guaivo, aspettando in un angolino che il formicolio sparisse prima di avvicinarmi nuovamente a lei.
Questo esperimento serviva a testare lil comportamento di un bambino in situazione di rigetto materno.
“”Se ti sto annoiando non leggermi, davvero non preoccuparti, tanto sono abituata all’indifferenza””.
Dopo questo esperimento sono stata nuovamente rinchiusa all’interno di una grande macchina rotonda. Per circa 10 ore sono stata obbligata a correre, sai, dovevo imparare a correre ad una certa velocità, se non andavo abbastanza veloce scaricavano sul mio corpo delle fortissime scosse elettriche.
Successivamente mi hanno somministrato dei prodotti tossici e delle dosi di irradiamento radioattivo. Mi hanno fatto star male, molto male, vomitavo, piangevo e tremavo tantissimo. Dopo qualche secondo mi hanno nuovamente riempito di scosse elettriche, volevano che continuasse a correre, ma il dolore era immenso e le zampe non reggevano più il peso del mio corpo.
Tutta questa sofferenza è servita per testare gli effetti delle radiazioni sulla capacità di lavoro.
Qualche giorno dopo – pensando che ormai queste sofferenze fossero terminate – sono stata legata ad un lettino… un essere umano ha afferrato una specie di martello e con tutta la sua forza ha colpito la mia fragile testa, causandomi così un forte trauma cranico, seguito naturalmente da un coma profondo.
Questo esperimento serviva a capire lo stato dei riflessi durante un coma profondo.
Essere umano, oggi ti scrivo da questo letto di metallo prima di subire l’ultima sperimentazione, dico l’ultima perché il mio corpo ormai é saturo e spero di morire oggi stesso.
Ti confido una cosa, io non ho paura di morire. Anzi, sono sicurissima che la morte porterà via queste inutili sofferenze che fino ad oggi ho dovuto subire.
Sappi che io non ti odierò mai e continuerò ad amarti e rispettarti nella speranza che prima o poi capirai che io sono un essere vivente.. tale e quale a te.
Adesso ti lascio e ti ringrazio per avermi ascoltato, ci tenevo a salutarti prima di andare…
Il mio nome é 10291030/c. Animale da laboratorio.
Fonte: www.andreamavilla.com











