Nel 2021 in Italia il consumo di suolo torna a crescere e segna il valore più alto degli ultimi 10 anni. Il cemento ricopre 21.500 km2 di suolo nazionale e il 25% (un territorio grande quanto la Liguria) riguarda i soli edifici, che continuano ad aumentare costantemente, distribuendosi tra aree urbane (32%), suburbane (40%) e rurali (28%). Prosegue anche il consumo dovuto alla costruzione di nuovi poli logistici, prevalentemente nel Nord-Est e nel Nord-Ovest, alcuni dei quali anche in aree a rischio idrogeologico elevato.
Si è superata la soglia di consumo dei 2 metri quadrati al secondo, quasi 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno, un ritmo non sostenibile legato probabilmente anche a un quadro normativo poco efficace e disomogeneo a livello nazionale.

Nell’ultimo anno la velocità di trasformazione del nostro territorio nazionale è stata elevata, invertendo nettamente il trend di riduzione di consumo di suolo degli ultimi anni, con la scomparsa irreversibile di aree agricole e naturali.
La copertura artificiale del suolo è arrivata al 7,13% (6,76% nel 2006), superiore alla media UE pari al 4,2%. Esistono oltre 310 km2 di edifici non utilizzati/degradati, una superficie pari a quella di Milano e Napoli insieme.
La perdita di suolo naturale, oltre a rendere il suolo impermeabile, con l’aumento di allagamenti e di ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi, di biodiversità e di servizi ecosistemici. La crescita delle superfici artificiali è solo in parte compensata dal ripristino di aree naturali.
I processi di trasformazione del nostro territorio si concentrano in alcune aree e rimangono particolarmente significativi in Lombardia, in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte; la Valle d’Aosta rappresenta la regione con il consumo inferiore.
Le province dove il consumo di suolo netto è cresciuto di più tra il 2020 e il 2021 sono Brescia, Roma e Napoli; tra quelle che hanno consumato di meno si registrano le province di Trieste, Gorizia e Ancona.
Nonostante un calo rispetto al periodo precedente, Roma quest’anno consuma più suolo di tutte le altre città italiane. Venezia, Milano, Napoli, Perugia e L’Aquila sono i comuni capoluogo di Regione con i maggiori aumenti. Di contro tra le città più virtuose si collocano Como, Impruneta e Marano di Valpolicella, che si aggiudicano il concorso Ispra “Comune Risparmia suolo 2022”.
Non si registra una relazione diretta tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione. Anche l’installazione di impianti fotovoltaici a terra impatta e impatterà sempre più sul consumo di suolo (la Puglia detiene oltre il 35% di tutti gli impianti nazionali).
Tra gli impatti a livello ambientale, un consumo di suolo intenso contribuisce a far diventare sempre più calde le nostre città e a intensificare il fenomeno delle isole di calore: nelle città più grandi, le temperature estive nelle aree a copertura artificiale densa sono spesso oltre 3°C superiori rispetto a quelle rurali.
La crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 15 anni non ha solo un costo ambientale, ma anche un danno economico potenziale stimato che supera i 3,6 miliardi di euro ogni anno, a causa della perdita dei servizi ecosistemici del suolo.
Fonte: www.snpambiente.it









