Dopo pareri concordi di diverse agenzie europee sulla pericolosità del bisfenolo A, la Commissione europea ne ha vietato l’uso, con poche eccezioni, per i materiali che entrano in contatto con acqua e cibo
L’Europa ha vietato il bisfenolo A (BPA) in tutti quei prodotti che vengono a contatto con gli alimenti. Le imprese hanno 36 mesi a partire dal 19 dicembre scorso, data della pubblicazione del regolamento della Commissione, per adeguarsi e scegliere le alternative disponibili. Poche le eccezioni previste.
“Il mantenimento di elevati standard di sicurezza alimentare nell’Unione europea e la protezione dei cittadini è una delle massime priorità della Commissione – così Oliver Várhelyi, Commissario europeo per la Salute, ha salutato l’adozione del provvedimento -. Il divieto, basato su solidi pareri scientifici, proteggerà i nostri consumatori dalle sostanze chimiche nocive che possono venire a contatto con i loro alimenti e le loro bevande”.

I materiali e i prodotti interessati, la progressività dei divieti, le eccezioni
Il divieto dell’impiego di bisfenolo A (BPA) nei materiali a contatto con gli alimenti è stato stabilito il 19 dicembre scorso con un regolamento (Regolamento (UE) 2024/3190) approvato dalla Commissione. Prima di allora, dal 2011 non ne era consentito l’utilizzo in Europa nella produzione di biberon in policarbonato.
Il BPA è una sostanza chimica utilizzata nella fabbricazione di alcune materie plastiche e resine. La Commissione ha stabilito che, quando la norma sarà pienamente operativa (36 mesi dopo l’approvazione, come segnalato), l’uso del BPA non sarà consentito in prodotti come il rivestimento di lattine metalliche, nelle bottiglie di plastica riutilizzabili per bevande, nei contenitori per alimenti e negli utensili da cucina.
Il legislatore ha previsto tempi di transizione per l’industria. A partire dalla data di approvazione del regolamento, alle imprese vengono concessi:
- 18 mesi per eliminare il BPA da plastiche, adesivi e rivestimenti per lattine;
- 36 mesi per alcune applicazioni nelle quali la sostituzione è stata giudica più problematica (serbatoi, apparecchiature professionali per la produzione alimentare come stampi per dolciumi o pompe; rivestimenti esterni usati anche per imballaggi).
Deroghe sono previste – oltre che per materiali già in commercio fino a esaurimento scorte – per:
- Alcune membrane di filtrazione (quelle realizzate con il polimero polisolfone) usate nei sistemi di microfiltrazione e ultrafiltrazione per la produzione alimentare, che permettono di rimuovere virus, batteri e contaminanti come i metalli pesanti. La ragione dell’esenzione è che “attualmente non esistono alternative tecnicamente possibili su scala commerciale”;
- Grandi serbatoi e contenitori (capienza superiore ai 1000 litri) rivestiti con resine epossidiche a base di BPA utilizzati ad esempio per la trasformazione, conservazione e trasporto di vini, birre, oli, latte, cereali. Questo perché, secondo la Commissione, “non si prevede che la migrazione effettiva comporti un livello di esposizione al BPA tale da rappresentare un rischio per i consumatori”.








