Featured

Perché il “ha sempre fatto caldo” è un gigantesco bluff

Le bufale storiche e la fisica spiegano perché l'estate del 2026 non ha nulla a che vedere con il passato. Non è una questione di opinioni, ma di termodinamica

Indice

  • Annibale, i vichinghi e la disinformazione
  • Il grande business del dubbio
  • La trappola dell’energia nelle città

L’espressione risuona puntuale nei bar, in spiaggia, sui social: “Ha sempre fatto caldo, ricordate il 1976? E il 2003?“. Un’argomentazione nostalgica che confonde la meteorologia con il clima, trattando l’atmosfera come un semplice termometro lineare. Peccato che nemmeno l’atmosfera tenga conto delle chiacchiere da ombrellone: il clima è un sistema complesso in cui piccoli incrementi delle temperature globali modificano drasticamente la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, ondate di calore comprese.

L’ondata di calore che ha investito l’Europa occidentale a giugno 2026 ne è la prova. Secondo lo studio del World Weather Attribution (WWA), guidato da Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra, un evento di questa portata sarebbe stato praticamente impossibile cinquant’anni fa. Persino rispetto alla storica estate del 2003, i picchi diurni simili sono oggi dieci volte più probabili, e le temperature notturne oltre cento volte. Il termometro non oscilla più in modo naturale: il dado è palesemente truccato.

Annibale, i vichinghi e la disinformazione

Per comprendere la radice del negazionismo climatico, scienziati come Giulio Betti, nel saggio Ha sempre fatto caldo!, esaminano i cliché storici usati per minimizzare il presente. Si cita spesso la Groenlandia di Erik il Rosso come una terra un tempo verdeggiante, dimenticando che si trattò solo di una mossa pubblicitaria di un esiliato per attrarre coloni.

Nel volume Pinguini all’equatore, Serena Giacomin e Luca Perri smontano anche la leggenda degli elefanti di Annibale sulle Alpi grazie al presunto clima torrido dell’epoca: “Gli animali erano in realtà trentasette e quasi tutti morirono per il freddo prima di concludere la traversata”. Evocare questi vecchi spettri storici serve a un fine preciso: dirottare la colpa altrove. Ad esempio sul Sole, accusato di scaldare troppo proprio mentre attraversa una fase di attività minima. Ma la fisica non si cura dei tweet negazionisti. Quando la temperatura media globale sale di un grado, non aumenta il caldo in modo ordinato e lineare. Cambia proprio la legge della probabilità: gli eventi meteo che prima consideravamo eccezioni secolari si trasformano, all’improvviso, nella nostra nuova e soffocante normalità quotidiana.

Il grande business del dubbio

Dietro la fabbrica del negazionismo non c’è un’innocente nostalgia da bar, ma una precisa strategia economica. Durante un panel al festival èStoria dello scorso anno, il climatologo Luca Mercalli ha sollevato il velo sul motore finanziario della disinformazione: il mercato dei combustibili fossili muove migliaia di miliardi di dollari. Per chi vende petrolio, carbone e gas da due secoli, sbarrare la strada alla transizione è l’unico modo per difendere rendite di proporzioni colossali.

Ammettere che la crisi climatica attuale sia reale e direttamente riconducibile alle attività di estrazione, distribuzione e consumo dei loro prodotti significherebbe, per queste lobby, firmare il proprio autoboicottaggio. Le inchieste giudiziarie internazionali lo confermano: per decenni i giganti dell’energia hanno finanziato scienziati compiacenti e think tank per diffondere bugie, manipolare i dati e sostenere che il petrolio non avesse alcuna colpa.

La trappola dell’energia nelle città

Le nostre città sono nel mirino di un’emergenza caldo senza precedenti che in queste settimane sta mettendo in ginocchio l’Europa e gli Stati Uniti. È il termometro di una crisi globale che si scontra con case e infrastrutture urbane obsolete, veri e propri colabrodi energetici non progettati per questa nuova normalità. Per questo la richiesta di decarbonizzazione avanzata dalla scienza non risponde a un’agenda politica, ma alle leggi immutabili della termodinamica. Continuare a dire che faceva caldo anche quarant’anni fa equivale a guardare una sola automobile ferma per pretendere di spiegare l’intero ingorgo stradale di una metropoli.

Fonte: World Weather Attribution

Fonte: greenme