Sierra Leone. (Photo: Le Temps) dal sito di Grain
Negli ultimi dieci anni la pratica del land grabbing ha interessato ben 17 milioni di ettari di terreni coltivabili, ovvero quanto l’intera superficie dei campi agricoli della Germania. Circa 300 operazioni di accaparramento delle terre sono state finalizzate alla produzione di agro-combustibili.
Questi sono due tra i dati di maggior rilievo emersi nel nuovo rapporto di GRAIN, un’organizzazione no profit che sostiene i piccoli produttori di cibo e i movimenti sociali, dal titolo “Land grabbing for biofuels must stop” (http://www.grain.org/e/4653 ).
L’aumento della quantità di agro-combustibili immesse nel mercato è stato facilitato dalle esistenti normative europee sulla tematica energetica, che però sono parzialmente in fase di revisione proprio per quel riguarda il capitolo dei biofuels.
Secondo GRAIN la domanda di agro-combustibili ha finito per determinare lo sfollamento di intere comunità in varie località del pianeta, dalla Colombia alla Sierra Leone passando per l’Indonesia, senza per altro ridurre le emissioni dei gas serra responsabili del surriscaldamento globale.
Gli ettari sui quali grandi compagnie straniere effettuano coltivazioni per la produzione di agro-combustibili ammontano a circa cinque milioni, ma per l’organizzazione no profit il rischio è che possano raddoppiare entro il 2020, soprattutto se non si dovesse cambiare la normativa vigente.
Fonte: www.recommon.org








