Nuove centrali nucleari in Italia: cosa prevede (e tutte le incognite) del nuovo ddl

Il disegno di legge delega sul nucleare è stato trasmesso a Palazzo Chigi con richiesta di iscrizione all’ordine del giorno della prima riunione utile del Consiglio dei ministri

Già paventato pochi giorni fa, il ddl sul nucleare arriva a Palazzo Chigi e in pratica delega il governo ad andare avanti verso questa fonte energetica.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto ha infatti trasmesso il testo al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. Ciò vuol dire che, una volta passata alla Presidenza del Consiglio, la norma dovrebbe andare in Cdm nel giro di un paio di settimane.

È un disegno di legge delega, tale per cui – se sarà approvato in Parlamento – il Governo dovrà poi emanare i decreti esecutivi.

Cosa prevede il ddl nucleare

Il disegno di legge prevede che il Governo sia delegato ad adottare, entro 2 anni dall’entrata in vigore della legge, una serie di decreti legislativi per regolamentare:

  • la produzione di energia nucleare sostenibile, anche per la generazione di idrogeno
  • lo smantellamento degli impianti esistenti e la gestione dei rifiuti radioattivi
  • la ricerca e lo sviluppo sull’energia da fusione
  • la riorganizzazione delle competenze in materia
  • l’adeguamento della normativa italiana alle disposizioni europee e agli accordi internazionali
  • la localizzazione, costruzione ed esercizio di nuove centrali nucleari e impianti di stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi

QUI il testo.

Un iter lunghissimo

Il disegno di legge delega – ha spiegato Pichetto Fratin – conterrà tutti gli elementi ad oggi necessari per abilitare il nuovo nucleare quale tecnologia per la transizione, a partire dall’elaborazione e l’adozione di un Programma nazionale per il nucleare sostenibile. Saranno altresì inseriti criteri per la riforma della governance del settore, a partire da un’Autorità di sicurezza nucleare, per la definizione di un procedimento autorizzativo degli impianti, e per il potenziamento del know-how settoriale.

Secondo il ministro, il nostro Paese non punta alle grandi centrali come quelle esistenti all’estero, ma ai piccoli reattori modulari e ai reattori di quarta generazione raffreddati a piombo, che bruciano scorie. Tecnologie che, a detta dei nuclearisti, dovrebbero essere più economiche e sicure.

In ogni caso, saranno disponibili solo nel prossimo decennio.

Quanto alla tecnologia specifica sui cui si punterà, il ministro spiega che “spetterà ai decreti attuativi, che dovranno essere adottati entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge delega, dettagliare le strade da intraprendere man mano che emergeranno i contorni delle sperimentazioni in corso”.

Il disegno di legge delega, dicono, rappresenterà l’inizio di un percorso di riordino della materia che porterà anche a un vero e proprio Testo Unico del Nucleare, che – nelle idee di Pichetto Fratin – viaggerà in parallelo con la definizione di un programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare che concorra alla strategia di raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica al 2050.

È un percorso a tappe che credo arriverà a traguardo per la fine del 2027.

E la sostenibilità? Resta da chiarire come saranno davvero gestiti i rifiuti nucleari e quanto il nucleare possa realmente contribuire alla decarbonizzazione. Ci vorranno anni e investimenti considerevoli. Abbiamo tutto questo tempo?

Articolo a firma: Germana Carillo

Fonte: greenme