Anguilla al cenone di Capodanno? No, grazie! Ecco 5 buoni motivi per non mangiarla (non solo durante le festività)

Mangiare anguilla è una tradizione radicata in molte Regioni italiane, ma ci sono tanti retroscena amari che non possiamo ignorare: ti spiego perché sarebbe meglio rinunciare a mangiarla

anguilla Indice

  • Sono molto grasse
  • Sono a rischio di estinzione
  • Spesso vengono pescate in zone inquinate
  • Vengono allevate e mantenute in spazi ristretti
  • Muoiono tra atroci sofferenze
  • Anguilla e capitone sono la stessa cosa?
  • L’appello degli chef

L”Anguilla anguilla’, conosciuta comunemente come anguilla europea, è un pesce teleosteo della famiglia Anguillidae. In alcune regioni italiane la femmina di grandi dimensioni (lunghe fino a un metro e mezzo) viene chiamata capitone, mentre il giovanile, sottile e trasparente (40–60 mm), prende il nome di ceca.

Mangiare anguilla, o capitone che dir si voglia, è una tradizione irrinunciabile in molte regioni di Italia, soprattutto nel Centrosud, dove questo pesce viene mantenuto vivo in casa fino al momento della cottura per la Viglia di Natale o il Cenone di Capodanno.

Ma è davvero giusto far finire l’anguilla nel menù? Anche se ha un aspetto che alcuni trovano inquietante e sangue di una temperatura diversa dalla nostra, questa creatura acquatica merita di certo la nostra compassione ed empatia. A Natale non siamo forse tutti più buoni? Proviamoci, cominciando dalla tavola e dal pranzo delle feste. Risparmiare vite animali, anguille comprese, potrebbe essere un’ottima azione.

Ed è possibile farlo senza rinunciare al piacere della buona tavola. Ecco, allora, 5 buoni motivi per non mangiare l’anguilla durante le Festività Natalizie.

Sono molto grasse

Per cominciare, l’anguilla ha molti grassi, ben il 25%, e di conseguenza molte calorie. Non è di certo il piatto ideale per chi dopo le vacanze non vuole fare i conti con i chili di troppo.

Sono a rischio di estinzione

L’anguilla europea è classificata come “in pericolo critico” nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), indicando un rischio estremamente elevato di estinzione in natura. Dal 1980, il numero di giovani anguille che raggiungono le coste europee è crollato, attestandosi tra l’1% e il 5% dei livelli precedenti.

Spesso vengono pescate in zone inquinate

Una delle zone in cui le anguille vengono pescate, ad esempio, è la foce del fiume Sarno, uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa. Questo perché sono tra i pochi pesci che riescono a sopravvivere in queste aree contaminate.

Vengono allevate e mantenute in spazi ristretti

I bacini naturali si spopolano? Arriva in soccorso l‘acquacoltura, dove tutti i pesci allevati vengono cresciuti in piccole vasche sovrappopolate, dove gli animali non possono esprimere il loro comportamento naturale ed istinto e passano la loro vita tra atroci sofferenze. Anche quando vengono vendute continuano a essere mantenute in piccole bacinelle per giorni e giorni.

Muoiono tra atroci sofferenze

Per uccidere l’anguilla, si legge su uno dei tanti blog di cucina preso a caso, è necessario “prenderla tenendola stretta con una mano per la coda e un’altra per il collo, quindi sbatterla con la testa sul marmo finché non sarà morta. In alternativa bisognerebbe buttarle ancora vive in una pentola colma di acqua bollente oppure decapitarle con un taglio secco nella testa “.

Anguilla e capitone: sono la stessa cosa?

Il riferimento al sesso di questi pesci, il cui nome deriva dal latino anguis (serpe, in italiano), è fondamentale per comprendere un errore comune legato alla loro identificazione.

In realtà, anguilla e capitone sono simili, ma non proprio la stessa cosa. In breve, l’anguilla è generalmente il maschio (o comunque il pesce prima che abbia raggiunto la maturità sessuale), mentre il capitone è la femmina. Le differenze si notano anche nelle dimensioni: l’anguilla è più piccola, con una lunghezza intorno ai 60 cm e un peso di 200-300 grammi. Il capitone, invece, può arrivare fino a un metro e mezzo di lunghezza e pesare fino a 6 kg.

Questa distinzione può essere interessante, ma potrebbe non essere rilevante per questo Natale. Quest’anno, infatti, possiamo fare un regalo all’ambiente scegliendo di rinunciare all’anguilla in umido, al capitone e persino agli avannotti (i piccoli delle anguille). Un gesto semplice ma significativo per la tutela di una specie in pericolo.

L’appello degli chef

In più occasioni lo chef stellato Mauro Colagreco ha lanciato il suo appello per escludere l’anguilla dai menù festivi, sottolineando l’urgenza di salvare questa specie dall’estinzione. L’anguilla europea (Anguilla anguilla), infatti, è classificata dalla IUCN come specie in pericolo critico, con un declino del 90% della popolazione negli ultimi vent’anni. Pesca intensiva, inquinamento, distruzione degli habitat e ostacoli alle migrazioni ne minacciano la sopravvivenza.

Rinunciare all’anguilla non è solo un gesto simbolico per il Natale, ma un passo verso una gastronomia più sostenibile, capace di rispettare l’ambiente e le specie a rischio.

Articolo a firma: Roberta Ragni

Fonte: greenme