
Ambiente ed Ecologia
Nel nuovo numero della rivista di Arpae Emilia-Romagna presentiamo il percorso del Filo verde per un Giubileo sostenibile, la serie di appuntamenti che nell’arco temporale di un anno ha cercato di mettere in dialogo fede e ragione, spiritualità e scienza, per promuovere una riflessione etica sull’ambiente e sulla sostenibilità.
Il racconto di questo percorso proposto dal Sistema nazionale di protezione dell’ambiente (Snpa) viene dopo alcuni articoli che analizzano quanto emerso dall’ultima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, la Cop30 che si è svolta a Belém, in Brasile: un evento che ha deluso molte aspettative, ma che ha fatto qualche piccolo passo avanti per non spegnere la speranza di un’azione incisiva sul clima.
M’illumino di Meno. M’illumino di Scienza.
Nel 2026, giunta alla XXII edizione, M’illumino di Meno dà voce alla scienza.
Quando il gioco si fa duro chiedi aiuto alla scienza! Ebbene sì, il gioco si è fatto duro, con le guerre che sono sempre questioni di energia, con le grandi potenze che arretrano sugli investimenti nella transizione ecologica, con la crisi energetica che spaventa.

“Acqua in Comune” è il progetto del Comune di Reggio Emilia che promuove sostenibilità e riduzione della plastica monouso
A Reggio Emilia ha preso vita il progetto “Acqua in Comune. Reggio Emilia Plastic FreER” promosso dal Comune di Reggio Emilia. Un’iniziativa che coniuga sostenibilità, educazione ambientale e promozione di comportamenti virtuosi, rivolta sia alle cittadine e ai cittadini, sia alle lavoratrici e ai lavoratori del Comune di Reggio Emilia. Il progetto ha previsto l’installazione di 20 erogatori d’acqua gratuiti nei principali uffici comunali e in alcune biblioteche cittadine e, con il supporto de La Lumaca, la realizzazione di un progetto di comunicazione che ha coinvolto alcune scuole e il personale comunale, affiancato da una campagna social con Sofia Pasotto, attivista per il clima e divulgatrice della crisi climatica. Scopriamo i dettagli dell’iniziativa.
Per la prima volta, gli Stati Ue dovranno mappare e contenere i contaminanti persistenti, garantendo standard più sicuri in linea con gli obiettivi del Piano d’azione Zero Pollution e la Strategia per la resilienza idrica

Indice
- Obblighi stringenti per gli Stati membri
- Cosa accade in caso di superamento dei limiti
- Un’azione coerente con gli obiettivi europei
Le sostanze chimiche eterne – le perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS) – sono da tempo una preoccupazione crescente per la qualità dell’acqua potabile in tutta Europa a causa della loro persistenza e dei rischi per la salute umana. Il 12 gennaio si è aperto un nuovo capitolo nella protezione delle fonti idriche europee: sono entrate in vigore le nuove e più stringenti misure di tutela a livello comunitario contro la presenza di queste sostanze.
La novità è di portata storica per l’Unione europea, poiché, in base alla direttiva riformulata sull’acqua potabile, viene implementato per la prima volta un monitoraggio sistematico e armonizzato dei livelli di PFAS. L’obiettivo è duplice: garantire la conformità ai nuovi, rigorosi valori limite dell’Ue e tutelare la salute pubblica.
Poco meno di 60mila abitanti e alcune delle più ricche riserve di risorse naturali al mondo: ecco perché la Groenlandia, l’isola più grande della Terra, fa gola a Trump
I depositi di elementi di terre rare della Groenlandia potrebbero essere tra i più grandi al mondo per volume. E già questo basta per capire perché Donald Trump voglia metterci le mani (ma se vogliamo anche Russia e Cina, eh).
La Groenlandia, l’isola più grande della Terra e scarsamente abitata, possiede alcune delle più ricche riserve di risorse naturali al mondo. Tra queste, ci sono soprattutto le materie prime critiche, quelle cioè non alimentari e non energetiche ma essenziali per lo sviluppo di settori strategici come le energie rinnovabili, la mobilità elettrica, le tecnologie digitali.
Solo quelle? Certo che no. Chi vede la Groenlandia come uno scrigno d’oro in realtà ha ragione: qui ci sono altri minerali e metalli preziosi, oltre a un succulento volume di idrocarburi tra cui petrolio e gas.
Et voilà. Le brame trumpiane sono servite.


È stato pubblicato il nuovo Rapporto sulle cave nel nostro paese, tra autorizzazioni in calo e prelievi in crescita, dove si attende ancora una regia nazionale e, soprattutto, regole finalmente uniformi ed eque per i territori e le comunità coinvolte.
Con un cambio di rotta, il settore estrattivo potrebbe giocare un ruolo importante nell’economia circolare, è questo il principale distillato del Rapporto “Cave. La transizione dell’economia circolare nel settore delle costruzioni” (edizione 2025) di Legambiente, scritto in collaborazione con Fassa Bortolo, azienda leader del settore.
Il cambio di rotta proposto nel dossier sarebbe necessario per “ridurre il prelievo di materiali e l’impatto delle cave sul paesaggio, dare nuova vita a quelle dismesse con interventi di ripristino ambientale e favorire il recupero e riciclo degli aggregati, superando normative obsolete, canoni di concessione irrisori e leggi regionali frammentate”. Un cambio che si attende da decenni, visto che rimane ancora un tema poco presidiato dalla politica, relegato ad approcci definiti solo a livello locale, ancora poco orientati verso i necessari criteri di sostenibilità.
Indice dei contenuti
- I dati del Rapporto
- Il riciclo degli inerti
- Le tre priorità rilevate dal Rapporto
- Le buone pratiche
- Le dichiarazioni

Il Natale è il periodo di festa più atteso dell’anno, in cui si respira un’atmosfera magica, piena di felicità e dove finalmente si ha un po’ di tempo da dedicare alle persone che amiamo.
Purtroppo esiste un aspetto del Natale lontano dallo spettacolare scintillio che invade le città e le nostre case: questa tradizione è diventata l’emblema del consumismo e dello spreco eccessivo.
Ecco qui allora qualche consiglio per vivere queste festività in modo più sostenibile, con gesti concreti ma alla portata di tutti che spaziano dalla cucina alle decorazioni, passando per i regali, perché il buon esempio possa contaminare positivamente le comunità in cui viviamo, innescando un effetto virtuoso nel quale le proprie scelte attente e responsabili divengono contagiose.

Secondo i dati raccolti dal SNPA il consumo di suolo nel nostro Paese non accenna a fermarsi e si accompagna di una perdita pericolosa di servizi ecosistemici. Asfaltiamo circa 20 ettari al giorno, continuando a impermeabilizzare anche le aree a rischio frana e inondazioni. In calo la disponibilità di aree verdi nelle città.
Non sono buone notizie quelle che arrivano dal Rapporto sul consumo di suolo in Italia curato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), presentato il 3 dicembre. Il Belpaese è più che lontano dall’obiettivo europeo di azzeramento del consumo di suolo netto al 2030. Nell’ultimo anno di monitoraggio (2022-2023) sono stati occupati da cemento, asfalto e altre coperture artificiali più di due metri quadri al secondo.
E lo studio, in cui sono riportate le stime per tutte le regioni, le province e i comuni italiani relative all’anno passato, nell’analizzare i dati mette anche in guardia contro le conseguenze di un pericoloso “caro suolo”. Cioè gli impatti economici della perdita dei servizi ecosistemici. Secondo le stime, la riduzione della capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua e regolare il ciclo idrologico, ci è costata nel 2023 oltre 400 milioni di euro. E se si considera la perdita del suolo avvenuta non solo nell’ultimo anno, ma tra il 2006 e il 2023, l’impatto economico viene stimato tra 7 miliardi e 9 miliardi di euro annui. Il valore perso di stock (la perdita assoluta di capitale naturale) dello stesso periodo varia tra 19 e 25 miliardi di euro.
Indice dei contenuti
- Sono cementificati 21.500 chilometri quadrati
- Il 70% del nuovo consumo di suolo è nelle aree urbane
- Aumenta il suolo consumato pro-capite

La comunità scientifica internazionale ci sta avvisando da anni riguardo ai rischi, seri, dell’inquinamento atmosferico: con l’aumento della concentrazione di alcune sostanze nell’atmosfera, come la CO2, la temperatura del nostro pianeta sale generando così un riscaldamento globale i cui effetti già si sono visti anche in Italia con una serie di fenomeni climatici estremi. Ma non solo. L’aumento della concentrazione di PM10 (cioè di polveri sottili) nell’aria che respiriamo ha sul lungo termine degli effetti profondamente deleteri sulla salute umana e su quella degli animali: il fenomeno è infatti in grado di generare problemi respiratori se non addirittura patologie più seri come il tumore ai polmoni.
Ad oggi, fortunatamente, a nostra disposizione abbiamo tutta una serie di strumenti che ci permettono di contrastare l’inquinamento atmosferico, limitando le emissioni che produciamo e contribuendo così alla creazione di un mondo migliore. Ecco tutto quello che possiamo fare in questo senso.
Indice contenuti
- Prendere meno la macchina
- Preferire i mezzi pubblici
- Attenzione alla manutenzione dell’auto
- Ridurre i consumi di energia
- Mai bruciare la spazzatura
- Piantare più piante
- Scegliamo prodotti atossici
- Acquistiamo prodotti a chilometro zero
- Limitiamo l’uso di materie plastiche
- Informarsi e informare








