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Ambiente ed Ecologia

Nuove prospettive nella valutazione e gestione della qualità dell’aria: la proposta di direttiva europea

02 Dicembre 2022
Commissione europea

Giorgio Cattani – Ispra
Guido Lanzani – Arpa Lombardia
Vanes Poluzzi – Arpae Emilia-Romagna

Lo scorso 26 ottobre è stata pubblicata dalla Commissione Europea una proposta di nuova direttiva sulla qualità dell’aria dal titolo: “Proposal for a directive of the European Parliament and of the Council on ambient air quality and cleaner air for Europe” [1].

Con questa proposta prende avvio il processo che porterà, verosimilmente nell’arco di un paio di anni, alla pubblicazione della nuova direttiva sulla qualità dell’aria, che sostituirà e unificherà quelle attualmente in vigore (la direttiva 2008/50/EC e la 2004/107/EC), determinando, in una prospettiva di medio-lungo termine, i nuovi criteri comuni per la valutazione e la gestione della qualità dell’aria in Europa.

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DECARBONIZZARE CON I MATERIALI: IL LEGNO

19 Novembre 2022

Un bosco ha un valore inestimabile sia dal punto di vista del benessere sia da quello della sostenibilità ambientale, grazie alla sua capacità di assorbire CO2 (ogni metro cubo di legno lega una tonnellata di Co2) e di ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici in atto.

Considerando la necessità di ridurre le emissioni di carbonio generate nell’intero ciclo di vita degli edifici, il legno può essere un contributore prezioso per il raggiungimento degli obiettivi di emissioni zero in edilizia previste per il 2050.

Il legno, infatti, oltre a “pulire l’atmosfera”, può essere riutilizzato e riciclato, ha minori costi di produzione in termini di energia e di smaltimento e rappresenta un tassello fondamentale per la trasformazione circolare di settori chiave dell’economia, riducendo sia l’estrazione di materiali non rinnovabili, sia l’utilizzo di energia e la quantità di rifiuti.

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CONSUMO DI SUOLO - IN 15 ANNI L’ITALIA HA PERSO OLTRE 1.000 KMQ DI SUOLO NATURALE

19 Novembre 2022

Nel 2021 in Italia il consumo di suolo torna a crescere e segna il valore più alto degli ultimi 10 anni. Il cemento ricopre 21.500 km2 di suolo nazionale e il 25% (un territorio grande quanto la Liguria) riguarda i soli edifici, che continuano ad aumentare costantemente, distribuendosi tra aree urbane (32%), suburbane (40%) e rurali (28%). Prosegue anche il consumo dovuto alla costruzione di nuovi poli logistici, prevalentemente nel Nord-Est e nel Nord-Ovest, alcuni dei quali anche in aree a rischio idrogeologico elevato.

Si è superata la soglia di consumo dei 2 metri quadrati al secondo, quasi 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno, un ritmo non sostenibile legato probabilmente anche a un quadro normativo poco efficace e disomogeneo a livello nazionale.

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Morti per tumori e inquinamento: ecco cosa rivela lo studio Unibo

25 Settembre 2022

Il risultato di uno studio su scala nazionale, basato su sofisticati metodi di intelligenza artificiale, indaga l'incidenza della qualità dell’ambiente sulla mortalità da cancro, anche rispetto ad altri fattori socioeconomici e allo stile di vita

I tumori sono oggi la seconda causa di morte al mondo dopo le malattie cardiovascolari. Negli ultimi decenni di ricerca sul cancro, lo stile di vita (in particolare abitudini come obesità, sedentarietà, scorretta alimentazione, alcolismo e fumo) e fattori casuali o genetici sono stati indicate come cause principali nello sviluppo dei tumori. Aumenta, però, sempre più la consapevolezza che tra i principali elementi in grado di indurre la proliferazione tumorale ci sia l'inquinamento ambientale.

Per approfondire questo tema, un gruppo di studiosi dell'Università di Bologna, dell'Università di Bari e del CNR ha analizzato con innovativi e sofisticati metodi di intelligenza artificiale i legami tra mortalità per cancro, fattori socioeconomici e fonti di inquinamento ambientale in Italia, a scala regionale e provinciale. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sulla rivista Science of the Total Environment, per la parte analitica, mentre sulla rivista Nature Scientific Data sarà pubblicato l'intero dataset decennale con i tassi di mortalità tumorale per tutti i comuni italiani, accessibile gratuitamente in modalità user friendly.

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Tutela dell'ambiente

10 Settembre 2022

di Richard B. Stewart

Fonte: treccani.it

Introduzione: la nascita della tutela ambientale

La tutela dell'ambiente ha lo scopo di prevenire la contaminazione dell'aria, dell'acqua e del terreno dovuta a inquinamento, radiazioni o altri residui industriali e agricoli; di preservare l'integrità dei processi naturali minacciata dagli effetti dell'industrializzazione, dell'agricoltura, dello sviluppo commerciale e di altre attività dell'uomo; di proteggere le specie vegetali e animali e le località di interesse paesaggistico; di conservare altre risorse naturali. Le questioni di maggiore attualità riguardano: varie forme di inquinamento dell'aria e dell'acqua; l'emissione di sostanze chimiche tossiche a seguito di incidenti industriali e di inadeguate procedure di trattamento ed eliminazione dei rifiuti; le minacce delle radiazioni nucleari; la desertificazione e la distruzione delle foreste; l'estinzione sempre più rapida di specie vegetali e animali; la conservazione di aree di interesse paesaggistico; la disponibilità di risorse energetiche adeguate per il prossimo secolo; i potenziali rischi connessi a nuove tecnologie quali le biotecnologie (v. Brown, 1987).

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L’albero monumentale del deserto

01 Settembre 2022

Prosopis juliflora, albero solitario nel deserto del Bahrein – foto da Wikipedia

Anche nel deserto c’è l’acqua, ma si trova a grandi profondità e arriva da lontano, per vie in parte naturali e in parte create dall’uomo, come le oasi. Ma nel deserto del Barhein, solo andando lontano anche nel tempo si può capire come possa vivere da oltre cinquecento anni quello che è chiamato “Albero della vita” per la tenacia che dimostra nel resistere al terribile calore, alla mancanza di pioggia e alla solitudine. Nessuno sa come sia arrivata sull’isola del Golfo Persico quella pianta originaria delle zone semi desertiche del Messico e del Perù: la Prosopis juliflora. Appartiene alla famiglia delle fabacee che comprende le acacie, stoici e spinosi alberi della savana con la chioma a ombrello, dalle radici a fittone profondissime, capaci di trovare l’acqua dove nessun altro arriva. Le prosopis sanno fare anche di più, perché possono spostarsi di qualche metro se è necessario, adagiando un ramo al suolo per fargli mettere radici in un punto più propizio, per poi svilupparsi lì, lasciando morire la parte più vecchia. Forse erano stati i portoghesi, arrivati nel Nuovo mondo dopo gli spagnoli e poi per qualche tempo signori nel Barhein, a mettere a dimora quell’albero nella vicinanza del un pozzo di un antico villaggio, poi sepolto dalla sabbia. Ed è forse nel buio di quell’antico pozzo che l’albero trova l’acqua. La meraviglia che suscita la sua presenza attira i visitatori e alimenta la fantasia, come il florido commercio delle perle prese al mare che circonda l’arcipelago. Ed è ancora dalla profondità che arriva la ricchezza maggiore di queste isole: il petrolio.

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Ti spieghiamo perché l’erba finta è quanto di peggio tu possa mettere in giardino (soprattutto adesso)

19 Luglio 2022

erba sintetica

Creare un giardino con il prato sintetico può sembrare una scelta comoda, ma è estremamente dannosa per l'ambiente e la nostra salute

Sabrina Del Fico - 18.07.2022

Fonte: Greenme.it

Molte persone scelgono di acquistate prati e fogliame artificiali per dare un tocco “green” a giardini, piscinette e terrazzi, sedotti dai costi contenuti di questi oggetti di design e dalla manutenzione praticamente inesistente, se paragonata a quella necessaria a tenere in vita un prato vero.

Malgrado l’aspetto accattivante di questi giardini artificiali, adornati spesso con fiori finti, si tratta dell’oggetto meno naturale che possa esistere al mondo: steli d’erba, foglie e fiori sono realizzati in plastica pura, e sappiamo che la plastica è un derivato del petrolio altamente inquinante e inospitale per qualsiasi essere vivente.

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Fiumi italiani in secca, ghiacciai alpini senza neve, razionamenti nelle città: è iniziata la guerra dell’acqua, ma non fa notizia

08 Giugno 2022

La nostra Penisola è sempre più a secco: la crisi climatica sta stravolgendo il paesaggio alpino e mettendo a rischio le riserve idriche.

Fiumi, laghi e ghiacciai sono ormai agonizzanti.

È la risorsa più preziosa della Terra, da cui dipende la nostra stessa vita ma inizia a scarseggiare anche in Italia: stiamo parlando dell’acqua. La situazione nel nostro Paese è sempre più drammatica a cause dell’assenza di piogge, dalle ondate di caldo record e dalla conseguente siccità. Diversi fiumi, in particolare il Po, sono in agonia, mentre nel Lazio si riaccende l’incubo del razionamento dell’acqua potabile. Ai minimi anche il livello di importanti bacini come il Lago Maggiore, mentre i ghiacciai alpini sono ormai praticamente senza neve, diventando sempre più verdi. Sembra assurdo doverlo ammettere, ma anche in Italia sembra che stia iniziando la guerra dell’acqua, con conseguenze nefaste sulla popolazione e sull’agricoltura.

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We have #OnlyOneEarth

03 Giugno 2022

La giornata mondiale dell'ambiente promossa dalle nazioni unite fin dal 1972

quest'anno si svolge in Svezia all'insegna del tema

"Abbiamo solo una Terra"

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A 30 anni dalla messa al bando dell’amianto, solo il 25% della fibra killer è stato rimosso

29 Aprile 2022

Legambiente: «L’argomento amianto non sembra essere una priorità per il Governo, che nel Pnrr dedica solo un accenno, bruciando ogni chance di destinare preziose risorse»

[28 Aprile 2022] - di Luca Aterini

Fonte: greenreport

 

A trent’anni esatti dall’approvazione della legge 257/1992, che in Italia ha messo al bando l’estrazione, l’importazione, la produzione e commercializzazione di amianto e di prodotti che lo contengono, di fatto nel nostro Paese «si continua a morire di amianto», dichiara con amarezza Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente.

Gli ambientalisti del Cigno verde riportano i dati aggiornati del Rapporto del registro nazionale dei mesoteliomi (Renam), denunciando che, degli oltre 31 mila i casi di mesotelioma pleurico registrati dal 1993 al 2018, l’80% è dovuto proprio all’esposizione alle fibre d’amianto; i dati riportati invece dall’Osservatorio nazionale amianto (Ona), che tengono conto anche delle altre patologie legate all’esposizione di fibre d’amianto, parlano di circa 7mila morti all’anno nel nostro Paese.

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