Prosopis juliflora, albero solitario nel deserto del Bahrein – foto da Wikipedia
Anche nel deserto c’è l’acqua, ma si trova a grandi profondità e arriva da lontano, per vie in parte naturali e in parte create dall’uomo, come le oasi. Ma nel deserto del Barhein, solo andando lontano anche nel tempo si può capire come possa vivere da oltre cinquecento anni quello che è chiamato “Albero della vita” per la tenacia che dimostra nel resistere al terribile calore, alla mancanza di pioggia e alla solitudine. Nessuno sa come sia arrivata sull’isola del Golfo Persico quella pianta originaria delle zone semi desertiche del Messico e del Perù: la Prosopis juliflora. Appartiene alla famiglia delle fabacee che comprende le acacie, stoici e spinosi alberi della savana con la chioma a ombrello, dalle radici a fittone profondissime, capaci di trovare l’acqua dove nessun altro arriva. Le prosopis sanno fare anche di più, perché possono spostarsi di qualche metro se è necessario, adagiando un ramo al suolo per fargli mettere radici in un punto più propizio, per poi svilupparsi lì, lasciando morire la parte più vecchia. Forse erano stati i portoghesi, arrivati nel Nuovo mondo dopo gli spagnoli e poi per qualche tempo signori nel Barhein, a mettere a dimora quell’albero nella vicinanza del un pozzo di un antico villaggio, poi sepolto dalla sabbia. Ed è forse nel buio di quell’antico pozzo che l’albero trova l’acqua. La meraviglia che suscita la sua presenza attira i visitatori e alimenta la fantasia, come il florido commercio delle perle prese al mare che circonda l’arcipelago. Ed è ancora dalla profondità che arriva la ricchezza maggiore di queste isole: il petrolio.