
Da grande consumatore d’acqua, l’Intelligenza Artificiale (IA) può diventare alleato prezioso per il suo uso efficiente e sostenibile. Se l’Ue chiede da tempo una svolta sostenibile del mondo digitale, in particolare dei data center, Daniel Fauser di Swisscanto propone quattro casi concreti in cui l’IA può fare davvero la sua parte contro lo spreco d’acqua.
L’iper-connessione nel web e l’intenso uso di tecnologia sono tra i principali consumatori di energia e, soprattutto, di acqua. Sotto attenta osservazione degli scienziati e delle istituzioni internazionali (Ue compresa) sono finiti soprattutto i data center, ovvero i potenti calcolatori che garantiscono il funzionamento costante di tutte le apparecchiature informatiche, così come dei sistemi, delle reti e dei servizi, generando informazione h24 e tenendo connessa l’umanità.
Secondo i più aggiornati dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, se i data center rappresentano circa l’1% del consumo elettrico globale, i loro stessi sistemi di raffreddamento tramite acqua rappresentano oltre il 40% del loro consumo energetico. Un trend in costante crescita, trainato principalmente dalla crescente domanda di servizi basati sull’Intelligenza Artificiale (IA), come abbiamo già raccontato da queste pagine. Un tema non da poco, considerato che la sete di acqua continua a crescere e secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), circa il 20% del territorio europeo e il 30% della popolazione sono colpiti ogni anno da stress idrico.

















