di Vandana Shiva - 13/03/2013
Fonte: Arianna Editrice
In questo articolo uscito sul Guardin qualche giorno fa, Vandana Shiva accusa le grandi imprese multinazionali di tentare di assumere il controllo della produzione mondiale di semi attraverso l’ingegneria genetica. Ma questo è ormai il tempo del movimento «semi open source»
da una conversazione di Mark Tran con Vandana Shiva

Ambiente ed Ecologia
UN MILIONE DI FIRME PER FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA,
MANCA ANCORA LA TUA
L'iniziativa dei Cittadini Europei per chiedere alla Commissione Europea che le risorse idriche siano messe fuori dal mercato ed al riparo dai tentativi di privatizzazione ha superato il milione di firme.
È un risultato importante per contrastare la privatizzazione del servizio idrico voluta dalla Commissione Europea e rafforzare la battaglia per l'applicazione del referendum sull'acqua in Italia.
Per centrare l'obiettivo è necessario che in almeno 7 paesi si raggiunga la quota minima stabilita.
In Italia mancano 40 mila firme per raggiungere il quorum e 100 mila per contribuire a raddoppiare e raggiungere i due milioni complessivi entro il 22 marzo, giornata mondiale dell'acqua.
A ogni cambio di stagione o quando crescono i bambini, nelle famiglie si raccolgono in un sacco gli abiti da dare via: ogni italiano ne produce – tra vestiti e accessori – 4 chilogrammi l’anno. Qualcuno li porta alle associazioni caritatevoli, molti li conferiscono nei cassonetti gialli presenti in quasi tutti i comuni italiani. E proprio in questi cassonetti gialli si nasconde un tesoro per il riciclo e il riutilizzo: delle 80.000 tonnellate di abiti raccolti, quasi tutto è riutilizzabile o riciclabile e se la raccolta fosse fatta in modo efficiente porterebbe a un risparmio annuo di 36 milioni di euro del costo di smaltimento dei rifiuti urbani. “Le 80.000 tonnellate che vengono raccolte ogni anno potrebbero essere oltre il triplo se la raccolta venisse fatta capillarmente nei comuni”, dice Edoardo Amerini, presidente di Conau, il Consorzio nazionale degli abiti e accessori usati che nel marzo 2012 ha stipulato un protocollo d’intesa con l’Anci per garantire un servizio migliore e più diffuso. Oggi siamo fermi a 1,3 chili di rifiuti tessili differenziabili, molto lontani dalla media europea di 7 chili pro capite. “I Comuni avrebbero innanzitutto un vantaggio rispetto all’obbligo del 65% di raccolta differenziata imposto dall’Unione europea, perché anche il vestiario usato è calcolato come rifiuto differenziato. Inoltre, ci sono altre due strade da considerare: la prima – praticata da pochi – è quella di gestire in proprio la raccolta e il conferimento degli abiti usati. La seconda, devolvere il margine economico che si ricava alla Caritas, sotto forma di contributo per le mense dei poveri o proprio nella distribuzione degli abiti. E questa è la strada maggiormente battuta”.
Presentato da Legambiente e Cresme il 5°Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi

(Fonte: Rinnovabili.it) – Finalmente è il virtuosismo a caratterizzare l’attività di alcuni Comuni italiani. Sono infatti 1.003 i Municipi che quest’anno hanno modificato i propri regolamenti edilizi introducendo obiettivi di efficienza energetica ed ambientale, per migliorare le prestazioni degli edifici superando la normativa vigente. E’ il rapporto ONRE, l’Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi, realizzato dalla collaborazione tra Cresme e Legambiente, a restituirci la fotografia dello stato dell’arte del panorama edilizio italiano e dei relativi provvedimenti nazionali e regionali in materia di innovazione energetica ed ambientale.
Presentato oggi a Milano, il Rapporto è giunto alla sua quinta edizione, registrando nel corso degli anni un positivo e costante aumento delle attenzioni riservate ai temi dell’efficienza. Oltre a registrare un netto aumento del numero di regolamenti sostenibili rispetto agli anni passati (il 42,3% in più rispetto al 2010 e l’80% rispetto al 2009), il rapporto ha permesso di rilevare anche un aumento dei temi affrontati tra i quali l’isolamento termico, i tetti verdi, l’utilizzo di fonti rinnovabili, l’efficienza energetica degli impianti, l’orientamento e la schermatura degli edifici, i materiali da costruzioni locali e riciclabili, il risparmio idrico e il recupero delle acque meteoriche e delle acque grigie, l’isolamento acustico, la permeabilità dei suoli e l’effetto isola di calore, le prestazioni dei serramenti, la contabilizzazione del calore, la certificazione energetica, le pompe di calore e le caldaie a condensazione, la ventilazione meccanica controllata.
Un team di 18 ricercatori guidato da Gerald Schoenknecht dell'Oklahoma State University e da Andreas Weber e Martin Lercher dell'Heinrich Heine Universitat di Dusseldorf, si sono chiesti come potesse un'alga unicellulare aver acquisito unatale flessibilità e resilienza e lo hanno scoperto decodificando il genoma della Galdieria sulphuraria. Poi hanno pubblicato su Science gli straordinari risultati delle loro ricerche e una scoperta inaspettata: il genoma della Galdieria mostra chiari segni di un "prestito" di geni da parte di altri organismi.
Una petizione lanciata da un gruppo di ambientalisti ed operatori economici verdi per mettere l'Italia sulla rotta giusta. Si invitano tutti i cittadini a sottoscrivere su Change.org in favore di una "soluzione verde" alla crisi politica italiana
lunedì 11 marzo 2013
La crisi economica e la crisi politica dell'Italia richiedono e suggeriscono una soluzione nel segno dell'ecologia e dell'ambientalismo.
Per firmare la petizione clicca qui
Avevano detto le associazioni ambientaliste con l'ECOTELEGRAMMA che in un mese di campagna elettorale la parola ambiente è stata trascurata. ("Eppure la qualità dell’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, il diritto a non essere sommersi dai rifiuti, la possibilità di scegliere un’energia pulita prodotta in Italia, la tutela del nostro territorio, del nostro patrimonio naturale e dei nostri beni culturali e colturali sono temi centrali della vita quotidiana. Assieme a quello, sempre più drammatico, del lavoro che in questi ultimi anni è cresciuto soltanto nei settori della green economy e dell’agricoltura di qualità").
11 Marzo 2013
L'11 marzo entra in vigore il divieto totale per i test su animali nel settore dei cosmetici, in tutta l’Unione Europea
L’11 marzo 2013 diventerà probabilmente una data storica nella battaglia per superare il tabù dell'obbligo della sperimentazione animale. Entra, infatti, in vigore il divieto totale, in tutto il territorio comunitario, di testare e commercializzare ingredienti e prodotti cosmetici sperimentati su animali. “Il divieto imposto nell’Unione Europea - dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - segnerà una pagina importante a livello mondiale per il superamento dei tanti, troppi, e spesso inutili esperimenti fatti sulla pelle degli animali: le aziende cosmetiche utilizzeranno altri metodi per testare i vari prodotti, diventando così un esempio per tutti i settori che continuano, invece, ad utilizzare lo strumento della sperimentazione infliggendo agli animali terribili sofferenze”.
L’associazione ambientalista, già protagonista della battaglia per salvare i beagle destinati alla sperimentazione dell'allevamento di Green Hill, torna dunque a ribadire il no all'obbligo di sperimentazione animale. “Sono ancora troppi in tutto il mondo – aggiunge il direttore generale di Legambiente - gli animali inutilmente usati come cavie da laboratorio, senza con ciò garantire maggiore sicurezza per la salute el’ambiente. Ci auguriamo pertanto che il divieto imposto dall’Ue alle imprese cosmetiche, settore all'avanguardia nella ricerca senza utilizzo di animali, apra una profonda riflessione anche negli altri Paesi, negli altri settori economici e ancor più nel mondo della ricerca affinché capiscano ciò che i cittadini chiedono loro: ossia maggiore rispetto per gli animali e garanzia di solidità e ripetibilità di nuove conoscenze, cosa che la sperimentazione animale sempre più spesso non offre. L’Europa lo ha capito, ora spetta agli altri Paesi rompere questo tabù e perseguire la strada dell'innovazione”.
di Caterina Soffici - 10/03/2013
Fonte: il fatto quotidiano
Lo schermo del mio iPad si è rotto e al megastore della Apple di Covent Garden mi hanno risposto che la riparazione non è nella loro politica aziendale. Però mi avrebbero dato un nuovo iPad a metà prezzo. Ho obiettato che il mio iPad ha solo tre anni e che non avevo alcuna intenzione di spendere per averne uno nuovo quando il mio funziona benissimo. Mi hanno guardato come fossi una marziana: “Un prodotto di tre anni è obsoleto. Le consiglio di cambiarlo prima che si rompa”. Invece ho trovato un negozietto dove un indiano con 25 pounds (meno di 40 euro) mi ha sostituito il vetro e adesso sono a posto con il mio obsoleto iPad.
Non lo sapevo ma ho toccato con mano il concetto di “obsolescenza pianificata” che è al centro del nuovo libro di Serge Latouche. Si intitola Usa e getta (Bollati e Boringhieri) e spiega perché gli oggetti che compriamo hanno una vita sempre più breve e come produrre e consumare meno non solo si può, ma si prospetta come l’unica scelta davvero economica.
Ci siamo, compiamo 5 anni e il regalo ve lo facciamo noi! Scarica la speciale guida “Cambia stile, usa la bici!”

Sì, era proprio il 2008 quando abbiamo deciso di raccontare il nostro modo di vedere l’ambiente, di immaginare il futuro, di ricercare il nuovo, di scoprire che esiste un modo alternativo di vivere il pianeta, ma anche un modo diverso di raccontarlo.
Abbiamo deciso di fare le cose seriamente ma non prenderci troppo sul serio, con le nostre vignette ambientali, i video consigliati, le notizie curiose, le attività di comunicazione ed educazione ambientale, che ogni giorno curiamo con passione.
Sierra Leone. (Photo: Le Temps) dal sito di Grain
Negli ultimi dieci anni la pratica del land grabbing ha interessato ben 17 milioni di ettari di terreni coltivabili, ovvero quanto l’intera superficie dei campi agricoli della Germania. Circa 300 operazioni di accaparramento delle terre sono state finalizzate alla produzione di agro-combustibili.
Questi sono due tra i dati di maggior rilievo emersi nel nuovo rapporto di GRAIN, un’organizzazione no profit che sostiene i piccoli produttori di cibo e i movimenti sociali, dal titolo “Land grabbing for biofuels must stop” (http://www.grain.org/e/4653 ).








