Autore: Redazione di Radio Alfa - Fonte: radioalfa

Rifiuti
Intervista alla Responsabile Comunicazione del COOU, Elena Susini
La rete di raccolta, la rigenerazione, il recupero energetico e la termodistruzione: ecco perché l’Italia è una best practice sul corretto recupero e riciclo di olio lubrificante usato

(Rinnovabili.it) – Nella panoramica sul corretto recupero e riciclo di olio lubrificante usato abbiamo parlato di raccolta e smaltimento, due operazioni estremamente delicate che devono essere gestite al meglio per evitare dispersioni nell’ambiente di un rifiuto estremamente pericoloso. Grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) e all’impegno congiunto di amministrazioni locali e virtuosi cittadini, dal 1982 (anno di istituzione del Consorzio) ad oggi l’Italia è riuscita a raggiungere importanti risultati in termini di raccolta e smaltimento, diventando una vera e propria best practice cui guarda con interesse anche l’Europa. Per capire il modo in cui opera concretamente questo virtuosismo Made in Italy abbiamo intervistato la Responsabile Comunicazione del COOU, Elena Susini, da sempre attiva nel settore e protagonista in prima linea durante le iniziative e le “mediazioni” con le realtà locali che il Consorzio negli anni ha promosso.
Ci sono fenomeni nel mondo dello spreco di cui sembra impossibile liberarsi, come quello della plastica: uno scempio da 120 miliardi di euro annui. Ma per fortuna ci sono casi virtuosi in cui il rifiuto diventa una risorsa.

in News
Achab Group lancia RIOlio la campagna per il recupero dell’olio vegetale esausto

Cucinare bene e cucinare sano, si sa, è abitudine diffusa fra tantissime famiglie italiane ma vi siete mai chiesti quanto olio esausto produciamo ogni anno come scarto dei nostri pasti in famiglia?
I dati ci dicono che la produzione pro-capite è di circa 2,6 kg per anno di olio vegetale esausto di origine domestica, di questi solo una piccola parte è, ad oggi, raccolta in maniera corretta.
L’olio vegetale è un prodotto estratto da elementi naturali (semi “oleosi” oppure piante come la palma) ma una volta utilizzato perde le sue caratteristiche e si trasforma in un rifiuto liquido urbano e come tale deve essere raccolto e gestito correttamente.
Gli oli e i grassi commestibili costituiscono, infatti, un grave rischio per gli ecosistemi poiché se versati nel terreno inibiscono l’assorbimento di sostanze nutritive da parte delle piante; se immessi, invece, direttamente negli scarichi civili e nelle fognature, provocano l’inquinamento del suolo, delle acque superficiali e di falda compromettendone l’utilizzo. Pensate che 5,5 litri di olio vegetale esausto sono sufficienti ad inquinare la superficie di un campo da calcio!
C’è però una soluzione a questo problema: una raccolta corretta permette una efficace azione di recupero! L’olio recuperato, infatti, dopo le fasi di depurazione da impurità presenti e successive lavorazioni, può essere trasformato in sostanze che servono a creare i biocarburanti (alcuni autobus vanno a biodiesel), sostanze per fare le saponette, olio lubrificante vegetale per macchine agricole, grasso per la concia e molto altro ancora!

Cucinare bene e cucinare sano, si sa, è abitudine diffusa fra tantissime famiglie italiane ma vi siete mai chiesti quanto olio esausto produciamo ogni anno come scarto dei nostri pasti in famiglia?
I dati ci dicono che la produzione pro-capite è di circa 2,6 kg per anno di olio vegetale esausto di origine domestica, di questi solo una piccola parte è, ad oggi, raccolta in maniera corretta.
L’olio vegetale è un prodotto estratto da elementi naturali (semi “oleosi” oppure piante come la palma) ma una volta utilizzato perde le sue caratteristiche e si trasforma in un rifiuto liquido urbano e come tale deve essere raccolto e gestito correttamente.
Gli oli e i grassi commestibili costituiscono, infatti, un grave rischio per gli ecosistemi poiché se versati nel terreno inibiscono l’assorbimento di sostanze nutritive da parte delle piante; se immessi, invece, direttamente negli scarichi civili e nelle fognature, provocano l’inquinamento del suolo, delle acque superficiali e di falda compromettendone l’utilizzo. Pensate che 5,5 litri di olio vegetale esausto sono sufficienti ad inquinare la superficie di un campo da calcio!
C’è però una soluzione a questo problema: una raccolta corretta permette una efficace azione di recupero! L’olio recuperato, infatti, dopo le fasi di depurazione da impurità presenti e successive lavorazioni, può essere trasformato in sostanze che servono a creare i biocarburanti (alcuni autobus vanno a biodiesel), sostanze per fare le saponette, olio lubrificante vegetale per macchine agricole, grasso per la concia e molto altro ancora!

Questo il messaggio lanciato da “Garage Story”, la nuova campagna di comunicazione promossa da Ecodom per sensibilizzare i cittadini ad adottare comportamenti virtuosi che consentano di trasformare i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in una risorsa preziosa per il nostro Paese.
Che nelle case, nelle cantine, nei garage di ogni famiglia italiana ci siano in media 8 elettrodomestici - fra grandi e piccoli - non funzionanti o comunque non più utilizzati, era stato messo in luce dalla ricerca sulle abitudini di utilizzo e smaltimento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche da parte dei consumatori italiani commissionata nel 2012 da Ecodom a Ipsos.
Con il progetto Garage Story - la nuova campagna di Ecodom per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla necessità di adottare comportamenti virtuosi nella gestione dei RAEE, presentata il 13 novembre 2013 a Milano presso Dream Factory - Ecodom ha compiuto un passo in avanti, analizzando le ragioni che stanno alla base del fenomeno attraverso un’indagine affidata all’istituto Doxa.
A partire dai risultati emersi il Consorzio ha lanciato un duplice messaggio: “I RAEE - ha spiegato il Direttore Generale di Ecodom, Giorgio Arienti - se trattati in modo ambientalmente corretto possono diventare risorse preziose, e ciascuno di noi può svolgere un ruolo decisivo per valorizzare il ‘tesoro’ nascosto (e dimenticato) nelle nostre case. Se invece ce ne liberiamo in modo scorretto, quegli stessi RAEE rappresentano un rischio per l’ambiente, in quanto contengono sostanze altamente inquinanti. È dunque fondamentale - ha concluso - che aumenti la responsabilità individuale sul tema della raccolta differenziata di questa tipologia di rifiuti”.
Sono 177mila le tonnellate di olio usato recuperate nel 2012. Di queste il 90% è stato avviato a rigenerazione, e fino ad oggi la rigenerazione dell'olio lubrificante ha consentito un risparmio complessivo di quasi 3 miliardi di euro sulle importazioni di petrolio del nostro Paese. Sono questi i numeri del Consorzio obbligatorio degli oli usati (Coou), che partecipa per la seconda volta ad Autopromotec, la rassegna espositiva specializzata nell'assistenza all'industria dell'automotive, giunta alla venticinquesima edizione.
"Confermiamo la nostra presenza a questa rassegna - spiega il direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del Consorzio, Antonio Mastrostefano - perchè il mondo degli autoriparatori, che insieme alle nostre aziende di raccolta si trova a gestire quotidianamente questo rifiuto pericoloso, è fondamentale per garantire la corretta gestione dell'olio usato e per evitarne la dispersione nell'ambiente". Il Consorzio ha incontrato gli operatori del settore, per consolidare la collaborazione con gli addetti e i tecnici coinvolti nella gestione dei rifiuti provenienti dalle automobili, come l'olio lubrificante usato.
Intervista al Presidente della Confederazione degli Autodemolitori Riuniti (CAR), Alfonso Gifuni
I risvolti ambientali del reimpiego, riciclo e recupero del veicolo fuori uso sono tanti, ma per puntare in alto l’intero settore deve essere messo nelle giuste condizioni per operare

(Fonte: Rinnovabili.it) – Ritirare il veicolo fuori uso, caricarlo e portarlo in azienda, avviare le pratiche amministrative, bonificare e conferire i materiali pericolosi (a volte dovendo pure pagare per smaltirli), scomporre tutto il veicolo e recuperarlo per poter conseguire gli obiettivi imposti a livello internazionale sugli End of Life Vehicles. La demolizione di un’auto giunta a fine vita è un processo che inizia nel momento in cui il suo ultimo detentore decide di disfarsene e che, nonostante si tratti di un’operazione delicata e impegnativa, se fatta con criterio ha i suoi risvolti non solo ambientali, ma anche economici. Una volta che il veicolo da demolire arriva agli impianti di trattamento autorizzati, infatti, diventa un rifiuto che va trattato in un certo modo e secondo precisi criteri imposti proprio dalla legge. Qui, viene sottoposto a una sorta di scomposizione differenziata, ci spiega il Presidente della Confederazione degli Autodemolitori Riuniti (CAR), Alfonso Gifuni, per recuperarne tutte le sue parti.
Il fenomeno dell'inquinamento da plastica in mare ha raggiunto dimensioni gigantesche in tutto il pianeta: dalle isole di rifiuti plastici nate nell’Oceano Pacifico e nell’Atlantico al nostro Mar Tirreno in cui - secondo Legambiente - il 95% dei rifiuti presenti è costituito da plastica, in particolare da sacchetti per la spesa. Ieri a Ecomondo Novamont ha presentato i risultati del progetto Openbio, finanziato dalla Commissione Europea per supportare la ricerca sulla biodegradazione dei materiali rinnovabili e realizzato in collaborazione con Hydra Institute for Marine Science.
I dati presentati il 30 ottobre parlano complessivamente di “una produzione di rifiuti che presenta un calo importante tra il 2010 e il 2012, con il riciclo al 38,6% e la differenziata al 39,9%, ben al di sotto degli obblighi di legge ma comunque in aumento. Il primo dato che deve far riflettere però – spiega Filippo Bernocchi, delegato Anci ai Rifiuti - consiste nell’ampio divario tra il nord e il sud del Paese
“Il governo ha il dovere di impegnarsi sia in termini di risorse che in termini di semplificazione normativa, a partire dalla definizione dei criteri di calcolo per il pagamento della tariffa sui rifiuti. Altrimenti nel 2020 andremo a finire in una procedura di infrazione europea per il mancato rispetto del vincolo del 50% di effettivo riciclo dei rifiuti”. Sono le conclusioni alle quali giunge Filippo Bernocchi, delegato Anci ai Rifiuti, che oggi ha presentato il terzo Rapporto sulla raccolta differenziata e il riciclo, stilato sulla base della Banca dati dei Comuni italiani, nata dall’accordo tra Anci, Conai e diversi stakeholders del settore, e realizzato grazie alla collaborazione con Ancitel Energia e Ambiente.Con Bernocchi, tra gli altri, il direttore tecnico di Ancitel Energia e ambiente Francesco Sicilia, il direttore generale Conai Walter Facciotto, il direttore generale del centro di coordinamento Raee e il sottosegretario all’Ambiente Marco Flavio Cirillo.
I dati presentati oggi parlano complessivamente di “una produzione di rifiuti che presenta un calo importante tra il 2010 e il 2012, con il riciclo al 38,6% e la differenziata al 39,9%, ben al di sotto degli obblighi di legge ma comunque in aumento. Il primo dato che deve far riflettere però – spiega Bernocchi - consiste nell’ampio divario tra il nord e il sud del Paese, con le regioni settentrionali che sfiorano il 55% di raccolta differenziata, contro quelle meridionali che si fermano al 25%2.








