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ASSEMBLEA PUBBLICA
Domenica 14 aprile dalle ore 11:00 alle ore 13:00
Piazza Sabbato
Pontecagnano Faiano (SA)
Un momento aperto per parlare del sito di stoccaggio di rifiuti che dovrebbe nascere a Via Irno a Pontecagnano Faiano e dell’ECO Distretto che vedrà ospitare sul nostro territorio un impianto di compostaggio.
Questo incontro ha l'obiettivo di informare i Cittadini sulle caratteristiche di questi impianti e quale tipo di impatto potrebbe avere sul territorio.
E' giusto parlarne, soprattutto per i residenti. L'incontro e' una occasione di confronto tra i cittadini gli amministratori della città, che le scorse settimane si sono limitati a parlarne a mezzo stampa e che, in questa occasione, potranno chiarire la loro posizione di persona. La cosa che emerge parlando con i nostri concittadini è la voglia di avere un confronto chiaro, immediato e risolutivo con l'amministrazione.
Con la consapevolezza che non è più possibile attendere oltre, un invito aperto a tutti i cittadini che vorranno far sentire la propria voce a riguardo e che vorranno porre le proprie legittime istanze.
Affinché "Pontecagnano Faiano" non sia una semplice espressione geografica ma una Comunità che affronta gli attacchi insieme ed insieme ragiona rispetto alle soluzioni. Sarete tutti i benvenuti, indipendentemente dalle appartenenze politiche e o simpatie.
di Alberto Bellini, - 04/12/2018

Fonte: Comuni virtuosi
La domanda “inceneritori sì o no” ha occupato per qualche giorno il dibattito politico, e le conclusioni sono amare. I cittadini si dividono tra chi pensa che gli inceneritori siano uno strumento necessario e che serva “un inceneritore per ogni provincia” per dirla con le parole del Ministro dell’Interno; e chi pensa che vadano eliminati. Manca un vero dibattito sulla pianificazione del sistema rifiuti, con una prospettiva di medio termine. Manca un obiettivo concreto e razionale.
La trasmissione televisiva Petrolio con la puntata “Smoking gun”, interamente dedicata al tema, ha cercato, a mio parere senza successo, di fornire un quadro oggettivo e razionale, non per demeriti propri, anzi, la trasmissione è stata di altissima qualità, ma per l’impossibilità – che definirei culturale – di fare un dibattito non emotivo, razionale e non limitato a un caso individuale.

Disciplinare e promuovere il settore del riuso attraverso la riduzione dell’IVA al 10%, l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo e la definizione della figura dell’operatore dell’usato. Sono alcune delle istanze portate avanti da Rete Onu – la Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato – accolte in parte significativa dal Movimento 5 Stelle con la Proposta di Legge n.1065, il cui iter è stato avviato questa mattina alla Camera dei Deputati.
La Proposta, che mira a regolamentare e rilanciare il settore italiano del riutilizzo, è rivolta agli operatori dell’usato ovvero a tutti quei soggetti che raccolgono e distribuiscono beni di seconda mano. Si tratta di operatori ambulanti (attivi nei mercati delle pulci, nei mercati rionali e su strada, o nelle fiere e nei mercati storici); ci sono poi i negozi dell’usato in conto terzi e quelli dell’usato tradizionali (come le botteghe di rigatteria); le cooperative del riuso; gli operatori della raccolta, del recupero e della distribuzione all’ ingrosso di abiti usati ed elettrodomestici; i centri di riuso e gli impianti di preparazione per il riutilizzo.
“Il quadro normativo vigente – sottolinea Alessandro Stillo, Presidente di Rete Onu - è inadatto a sviluppare e valorizzare le potenzialità della filiera del riuso. L’avvio dell’iter della Proposta di Legge rappresenta per gli operatori del settore un’importante possibilità di riconoscimento che produrrà diritti e norme utili a regolamentare l’intero comparto. Per noi oggi è un giorno importante”.
Frutta e verdura non bella, ogni anno nell'Ue sprecati 50 milioni di tonnellate di cibo
Uno studio dell’Università di Edimburgo ha stimato che nell'Unione Europea ogni anno si sprecano circa 50 milioni di tonnellate di cibo per ragioni estetiche imposte dai regolamenti europei per favorire la grande distribuzione
Classificare la frutta e la verdura secondo standard estetici comporta nell'Unione Europea uno spreco alimentare stimato intorno a 50 milioni di tonnellate all’anno. È il risultato di una ricerca dell’Università di Edimburgo pubblicata alcuni giorni fa, che mette in evidenza come le scelte dei consumatori contribuiscano all’aumento dello spreco di cibo e conseguentemente anche all'aumento delle emissioni di gas serra.
Chi decide se un’arancia è più o meno “brutta” per essere venduta o se il difetto di colorazione di un pomodoro ne compromette la commercializzazione? Sono i regolamenti europei che, assecondando la grande distribuzione e dunque ciò che questa considera essere l'esigenza del consumatore, fissano criteri ben precisi per selezionare la frutta e la verdura, con l’indicazione di misure standard per tipologia di alimento, difetti e tolleranze che classificano i prodotti agricoli in categorie prima ancora che raggiungano gli scaffali dei supermercati.
Vita meno difficile per i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) che dal prossimo 15 agosto, con l'entrata in vigore del cosiddetto “open scope” vedranno ampliato il campo di applicazione della disciplina sulla gestione dei Raee (rifiuti derivanti da tali apparecchiature). Il ministero dell'Ambiente, infatti, ha fornito le “chiavi di lettura” di tale ampliamento con le indicazioni operative dettate lo scorso 8 maggio dal Comitato di vigilanza e controllo sulla gestione dei Raee e delle pile e accumulatori.
Dal 15 agosto 2018, dunque, l'ambito di applicazione del Dlgs 49/2014, relativo alla gestione dei Raee, includerà tutte le apparecchiature per le quali non è prevista una specifica esclusione e rispondenti alla definizione di apparecchiatura elettrica ed elettronica (Aee): «Apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misurazione di queste correnti e campi e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per la corrente continua».

Per l’Istat ne è convinto l’89,6% delle famiglie insoddisfatte del servizio, mentre circa un terzo è scettico sul reale riciclo dei rifiuti. Come migliorare? In primis con «maggiori informazioni»
I dati disponibili più aggiornati (2016) raccolti dall’Istat mostrano che la quantità raccolta di rifiuti urbani in Italia è di 496,7 kg/anno per abitante (+2,2% rispetto al 2015) mentre la percentuale di raccolta differenziata è al 52,5% (+5%). Una performance che è migliorata molto nel corso degli anni – sebbene resti distante dagli obiettivi di legge – eppure stando all’auto-percezione dell’impegno che gli italiani mettono nel fare la raccolta differenziata dei propri rifiuti sarebbe lecito aspettarsi di più: come mostra l’Istat nel suo nuovo rapporto Raccolta differenziata dei rifiuti: comportamenti e soddisfazione dei cittadini e politiche nelle città l’85% delle famiglie dichiara di effettuare “sempre” la differenziazione della plastica (era il 39,7% nel 1998), il 74,6% dell’alluminio (27,8%), l’84,8% della carta (46,9%) e l’84,1% del vetro (52,6%).
La direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha pubblicato un bando di cofinanziamento dedicato a progetti finalizzati alla riduzione dei rifiuti alimentari attraverso la gestione delle eccedenze con azioni di solidarietà sociale.
Il bando cofinanzia progetti integrati per la gestione (approvvigionamento, trasporto, stoccaggio, conservazione, preparazione e distribuzione) delle eccedenze alimentari che prevedono l’acquisto di attrezzature strumentali specifiche, al fine di contribuire alla riduzione della produzione dei rifiuti alimentari attraverso azioni di solidarietà sociale.
Sono ammessi a partecipare alla procedura concorsuale indetta con il bando “soggetti donatari” che abbiano stipulato appositi accordi, con almeno un operatore del settore alimentare ed un destinatario finale quale uno o più soggetti riceventi le eccedenze alimentari raccolte.
Le risorse finanziarie disponibili sono pari a € 300.000,00.

Il terzo asse di finanziamento previsto dal bando Isi 2017 riguarda i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto. I fondi disponibili sono pari a 60 milioni di euro e rappresentano la quota più consistente dei 246 milioni stanziati complessivamente, dopo quella riservata ai progetti di investimento e per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale. L’introduzione nel bando Isi di un asse di finanziamento specifico per il sostegno degli interventi di bonifica dall’amianto risale all’edizione del 2015 e testimonia l’impegno dell’Inail per la prevenzione e il contrasto delle malattie professionali asbesto-correlate, attraverso politiche mirate.
Per accedere al finanziamento, gli interventi di bonifica devono comprendere sia la rimozione del materiale contenente amianto, sia il successivo trasporto e smaltimento in discarica autorizzata, gestiti da ditte qualificate iscritte all’Albo nazionale dei gestori ambientali. Tra le tipologie ammesse, elencate nell’allegato 4 del bando, sono comprese la rimozione dei materiali contenenti amianto sia dai mezzi di trasporto che da impianti e attrezzature (come cordami, coibentazioni, isolamenti di condotte di vapore, condotte di fumi), e la rimozione di coperture, cassoni, canne fumarie, comignoli, pareti e altre strutture in cemento amianto. A ogni tipologia d’intervento è attribuito un punteggio e, se il progetto comprende più tipologie d’intervento, è necessario selezionarle tutte nella domanda.


"Il paradosso è nella disomogeneità del servizio nelle diverse aree del Paese (dalla raccolta differenziata alla presenza di impianti fino all’intera filiera dei ciclo): i costi che sono più alti proprio dove la qualità è peggiore". On line il comunicato stampa con i numeri del Green Book 2018
Un paese diviso in due, nella raccolta differenziata: il nord con una media del 64% e quasi tutte le province sopra il 50%, mentre il sud con situazioni fortemente arretrate non raggiunge la media del 38%. Per i rifiuti rimane un forte squilibrio sugli impianti soprattutto in relazione ai target europei: un settore che avrebbe bisogno di investimenti per almeno 4 miliardi di euro. Da una mappatura degli operatori emerge una larga prevalenza di aziende a partecipazione pubblica al centro-nord e una presenza residuale al sud (al 33%). Nel Mezzogiorno si ricorre in modo preponderante al trattamento in discarica (62%) mentre al Nord il 69% dei rifiuti è avviato a trattamento negli impianti di recupero energetico. Ed è proprio dove il servizio è peggiore che la spesa media annuale per famiglia è più elevata.
