Mentre i negoziati sul regolamento imballaggi (PPWR) sono ancora aperti, 50 organizzazioni provenienti da 13 paesi europei lanciano attraverso un position paper un appello per l’implementazione di un solido ed efficace sistema di deposito cauzionale (DRS) per i contenitori di bevande in tutti gli Stati membri. Il documento era stato inviato a tutti gli Europarlamentari prima del voto in plenaria del 22 novembre scorso, mentre ora è stato recapitato alle Rappresentanze Permanenti dei vari paesi Ue in vista del Consiglio del 18 dicembre, tappa finale della legislazione
L’Osservatorio regionale sulla gestione dei rifiuti ha pubblicato i dati su produzione e raccolta di rifiuti urbani in Campania nel 2022. Si registra un leggera flessione della produzione rispetto al 2021 (-1.6%) e un lieve aumento della quota di raccolta differenziata (dal 54,7% del 2021 al 55,6% del 2022). A seguire una sintesi dei dati salienti, curata dalla Sezione regionale del Catasto rifiuti (Arpa Campania), che collabora alla raccolta, validazione ed elaborazione dei dati.


Carta e cartone: nel 2022, calano i consumi ma non la raccolta differenziata (+20.000 tonnellate).
Si conferma oltre i 3,6 milioni di tonnellate annui la raccolta di materiali cellulosici (+0,6% sul 2021).
La media nazionale pro-capite sopra i 61 kg, nuovo record.
Il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici supera l’81% confermando il superamento degli obiettivi UE al 2025 e il progressivo avvicinamento ai target fissati per il 2030.
Risultati incoraggianti per la raccolta differenziata di carta e cartone nel 2022: l’andamento indica una crescita rispetto all’anno precedente anche se contenuta.
In generale, i dati mettono in evidenza la solidità del sistema di raccolta, riciclo e recupero in un contesto complicato, considerando un generalizzato calo dei consumi in particolare alimentari, legato all’innalzamento dei costi energetici e delle materie prime con evidenti effetti sui tassi d’inflazione dovuto alla guerra russo-ucraina, con una conseguente riduzione della produzione di rifiuti di oltre 1 milione di tonnellate.
Dal ministero dell’Economia le nuove linee guida per i Comuni chiamati a definire il piano economico finanziario della Tari
[10 Maggio 2023]
Il ministero dell’Economia ha pubblicato le nuove linee guida cui i Comuni sono chiamati ad attingere per calcolare i cosiddetti “fabbisogni standard”, ovvero il riferimento per il costo unitario effettivo del servizio di gestione dei rifiuti urbani.
Il costo del servizio rifiuti deve infatti essere «interamente finanziato dal relativo prelievo, la tassa sui rifiuti (Tari)», e i fabbisogni standard servono per capire se il servizio – e dunque l’esborso richiesto alla cittadinanza – è svolto in maniera efficiente o meno dal punto di vista economico.
Il parametro di base è la stima del costo medio nazionale di riferimento per la gestione di una tonnellata di rifiuti, pari a 130,45 euro.
Da qui, per ottenere il costo standard di riferimento specifico per ogni Comune, occorre aggiungere i differenziali di costo relativi a varie componenti: la percentuale di raccolta differenziata, la distanza in km fra il Comune e gli impianti, il numero e la tipologia degli impianti regionali, la percentuale di rifiuti urbani trattati e smaltiti negli impianti regionali, la forma di gestione del servizio rifiuti, i fattori di contesto del Comune, le economie/diseconomie di scala, le modalità di raccolta dei rifiuti, il cluster o gruppo omogeneo di appartenenza del Comune.
Corte dei conti europea: a livello Ue il gap tra rifiuti pericolosi generati e quelli trattati è al 22%

La normativa europea definisce i rifiuti pericolosi come quelli che presentano una o più caratteristiche di pericolo – esplosive, irritanti, tossiche –, facendo rientrare in questo perimetro anche rifiuti generati giornalmente nelle nostre case: ad esempio alcuni medicinali, batterie usate, prodotti per la pulizia, apparecchiature elettroniche, etc.
Si tratta di una frazione di rifiuti che continua a crescere. Secondo il nuovo rapporto appena pubblicato dalla Corte di conti europea sul tema, nell’Ue la generazione di rifiuti pericolosi è cresciuta del 23% nel Vecchio continente dal 2004 al 2018 (arrivando a 228 Kg pro capite l’anno), mentre in Italia è arrivata a segnare un +58% (168 Kg pro capite l’anno) nello stesso periodo.
«La produzione di rifiuti pericolosi aumenta e l’Ue non può non affrontare la questione – commenta Eva Lindström, il membro della Corte responsabile dell’analisi – I metodi da preferire per occuparsi dei rifiuti pericolosi sono il riciclo e il recupero di energia. Si dovrebbe ricorrere allo smaltimento solo come estrema risorsa. Ciononostante, oltre il 50% del totale dei rifiuti pericolosi dell’Ue viene ancora smaltito».

Mercoledì 21 dicembre, in un webinar trasmesso da Ricicla tv, Ispra ha presentato l’edizione 2022 del Rapporto Rifiuti Urbani, con i dati relativi all’anno 2021.
Giunto alla sua ventiquattresima edizione, il rapporto è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare dell’Ispra, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’Ambiente. Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.
Sono ancora molteplici le criticità che caratterizzano la filiera: dalla raccolta dell’olio vegetale esausto nelle case italiane e nelle navi fino all’aggiornamento del decreto End of Waste. Per questo il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, ha lanciato un appello nel corso della 25a edizione di Ecomondo, affinchè le istituzioni collaborino per incentivare il loro corretto smaltimento
Educare e formare i cittadini e le nuove generazioni al corretto smaltimento degli oli e grassi vegetali ed animali esausti. Un rifiuto che, se correttamente smaltito, può diventare una risorsa preziosa per il Pianeta. Sono questi i pilastri su cui poggia l’appello del CONOE, Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, lanciato nel corso della 25a edizione di Ecomondo.
Sono ancora molteplici le criticità che caratterizzano la filiera: dalla raccolta dell’olio vegetale esausto nelle case italiane e nelle navi fino all’aggiornamento del decreto End of Waste.
Castaldi: «Può trasformare la plastica difficile da riciclare in una moltitudine di materie prime ad alto valore, riducendo la necessità di risorse fossili e limitando l'impatto ambientale della gestione dei rifiuti»
Man mano che molteplici tecnologie di riciclo chimico vanno affacciandosi (anche) nel nostro Paese, si moltiplicano anche gli studi in merito alla loro sostenibilità ambientale.
Si tratta di tecnologie come depolimerizzazione chimica, pirolisi, gassificazione, cracking, etc, in grado di valorizzare rifiuti difficilmente riciclabili a livello meccanico – come gli imballaggi plastici misti, tipo plasmix –, finora destinati ad essere bruciati o smaltiti in discarica.
Il riciclo chimico permette invece di spezzare la struttura chimica di questi rifiuti nei loro elementi costituenti – come carbonio, idrogeno e ossigeno – per re-impiegarli nella realizzazione di nuovi prodotti o carburanti sostenibili (in quest’ultimo caso si parla di recupero chimico).
Abbiamo raggiunto l'ex assessora all'Ambiente di Roma durante l'amministrazione Raggi, Pinunccia Montanari, che quegli impianti li conosce bene: "Ho visitato il tmb di Malagrotta più volte quando c’era sub commissario Moscariello ed era tenuto molto bene. Allora funzionava come un gioiello, pulitissimo e molto controllato. Una migliore raccolta differenziata può rendere inutili i tmb, ma attualmente per Roma sono necessari"
Studio Ambrosetti – Erion: a rischio 564 miliardi di produzione. Riciclo dei Raee leva strategica per ridurre i rischi di approvvigionamento
Dal nuovo studio di The European House – Ambrosetti, commissionato da Erion – il più importante Sistema multi-consortile italiano di responsabilità estesa del produttore per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici – emerge che «L’Italia è a rischio approvvigionamento di materie prime critiche (CRM – Critical Raw Materials) essenziali per lo sviluppo di settori ritenuti strategici per l’economia del Paese. La produzione industriale italiana dipende, infatti, per 564 miliardi di euro (pari a circa un terzo del PIL al 2021) dall’importazione di materie prime critiche extra-UE. Uno scenario aggravato anche dall’attuale contesto di conflitto russo-ucraino in quanto l’Italia risulta esposta verso la Russia per materie prime critiche che entrano nella produzione di quasi 107 miliardi di euro, legati alla fornitura di Palladio (35%), Rodio (33%), Platino (28%) e Alluminio primario (11%)».














