Ogni anno in tutto il mondo vengono prodotti circa 360 milioni di tonnellate di materie plastiche, di cui un’enorme quantità, stimata tra i 150-200 milioni di tonnellate, si accumula in discarica o nell’ambiente naturale, per poi finire negli oceani a uccidere una grande varietà di specie marine. La plastica più comune è il polietilene tereftalato, noto come PET, resina plastica utilizzata per realizzare bottiglie e flaconi e che impiega diverse centinaia di anni a degradarsi.
Dal riciclo di questo materiale altamente resistente, che comporta una perdita di proprietà meccaniche, si ottengono solitamente fibre di scarsa qualità utilizzate per abbigliamento e tappeti, ma inadatte a tornare ad essere nuovamente bottiglie, ostacolando l’effettivo riciclo del PET. Carbios, azienda impegnata nello sviluppo di nuove soluzioni bio-industriali finalizzate a reinventare il ciclo di vita della plastica e dei polimeri tessili, ha però annunciato la scoperta di un nuovo enzima, in grado di digerire la plastica e consentire di ricavarne nuovamente PET di qualità elevata.

Sulla base della normativa, spetta al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente il compito di effettuare i controlli su quegli impianti per il recupero dei rifiuti che hanno ricevuto l’autorizzazione dalle regioni. Per ottemperare a questo mandato ed operare le verifiche sugli impianti, SNPA ha stilato le Linee Guida SNPA n. 23/2020
Da rifiuto a non-rifiuto. E’ questo il significato del termine end of waste – in italiano ‘cessazione della qualifica di rifiuto’ – con cui si indica il processo di recupero che porta i rifiuti a diventare prodotti nuovamente utilizzabili. Lo scorso novembre sono state approvate nuove norme relative all’end of waste all’interno delle legge 128/2019 (recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali) e, sulla base della normativa, spetta al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente il compito di effettuare i controlli su quegli impianti per il recupero dei rifiuti che hanno ricevuto l’autorizzazione dalle regioni.
Intervista a Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, sulla strategia rifiuti zero per raggiungere il 100% di raccolte differenziate
Come ridurne la produzione dei rifiuti e raggiungere il 100 per cento di raccolta differenziata riutilizzando tutti i materiali nell’ottica dell’economia circolare? Come ci spiega il presidente dell’associazione Zero Waste Europe Rossano Ercolini nel suo ultimo libro, Rifiuti Zero. Dieci passi per la rivoluzione ecologica dal Premio Nobel per l'ambiente (Edizioni Baldini Castoldi, 2018), per aumentare le percentuali di raccolta differenziata occorre puntare sempre di più sulla raccolta porta a porta, che consente anche di ottenere una produzione di rifiuti meglio selezionata, e su una tariffazione puntuale, in cui si premiano i comportamenti dei cittadini che si impegnano a riciclare sempre di più riducendo i quantitativi di rifiuti destinati ai cassonetti della raccolta indifferenziata.

Resistenza all’usura e basso costo di produzione sono i fattori che negli ultimi sessant’anni hanno reso le materie plastiche vincenti su tutti i “vecchi” materiali: canapa, carta, legno, vetro, ferro… Colorate, leggere versatili hanno conquistato le nostre vite, diventando emblema della modernità. Ma ora che ne siamo sommersi anche in forma di “rifiuti” proprio queste due caratteristiche fanno risultare la plastica più problematica e insidiosa. La resistenza di questi polimeri ne facilita l’accumulo negli ecosistemi e il basto costo di produzione rende più economico produrre nuove materie plastiche da petrolio e gas fossili piuttosto che dal riciclo della plastica usata. Anche perché, quella così ottenuta è di volta in volta di qualità più scadente. Finora. Un gruppo di ricerca svedese, infatti, ha trovato un modo per riciclare la plastica all’infinito: lo steam cracking. Un processo di recupero chimico che, spiegano i ricercatori sulle pagine di Sustainable Materials and Technologies, permette di trasformare qualsiasi rifiuto di plastica in plastica nuova di alta qualità.
Le microplastiche minacciano gli ecosistemi e la salute umana e la loro presenza, praticamente dappertutto, non fa che peggiorare la situazione. Si stima che mangiando e bevendo arrivamo ad assumere fino a 5 grammi di plastica a settimana. Le dimensioni delle microplastiche – termine generalmente utilizzato per frammenti di diametro inferiore a 5 mm – complica non poco i tentativi di rimozione e bonifica. Oggi, sulla pagine di Matter, un team di ricercatori presenta un possibile contributo al problema. L’idea dell’équipe di Shaobin Wang della University of Adelaide è quella di utilizzare delle molle magnetiche a base di carbonio per bonificare le acque dalle microplastiche, senza danneggiare i microrganismi, anzi producendo sostanze che possono essere utilizzate come nutrienti dalla alghe. Come?
I dati Corepla presentati nel Rapporto di sostenibilità
Nonostante le iniziative “plastic free” nel 2018 ne abbiamo consumate 2.292.000 tonnellate, più dell’anno precedente: il 44,5% a stato avviato a riciclo, il 43% a recupero energetico e il 12,5% in discarica
Fonte: Greenreport
Lo sdegno verso la plastica si presenta oggi come uno dei principali trending topic nella coscienza ambientalista nazional-popolare, ma i numeri ci informano che in realtà ne consumiamo più di prima (almeno sotto forma di imballaggi). L’assemblea ordinaria di Corepla – il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli Imballaggi in plastica – ha approvato il bilancio dell’esercizio 2018 e la nuova edizione del Rapporto di sostenibilità, che fotografa i principali trend del settore: il primo, che condiziona tutti gli altri, è che nell’ultimo anno in Italia sono state immesse al consumo 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica, in crescita rispetto alle 2.271.000 del 2017 e di quelle di almeno sei anni a questa parte.

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ASSEMBLEA PUBBLICA
Domenica 14 aprile dalle ore 11:00 alle ore 13:00
Piazza Sabbato
Pontecagnano Faiano (SA)
Un momento aperto per parlare del sito di stoccaggio di rifiuti che dovrebbe nascere a Via Irno a Pontecagnano Faiano e dell’ECO Distretto che vedrà ospitare sul nostro territorio un impianto di compostaggio.
Questo incontro ha l'obiettivo di informare i Cittadini sulle caratteristiche di questi impianti e quale tipo di impatto potrebbe avere sul territorio.
E' giusto parlarne, soprattutto per i residenti. L'incontro e' una occasione di confronto tra i cittadini gli amministratori della città, che le scorse settimane si sono limitati a parlarne a mezzo stampa e che, in questa occasione, potranno chiarire la loro posizione di persona. La cosa che emerge parlando con i nostri concittadini è la voglia di avere un confronto chiaro, immediato e risolutivo con l'amministrazione.
Con la consapevolezza che non è più possibile attendere oltre, un invito aperto a tutti i cittadini che vorranno far sentire la propria voce a riguardo e che vorranno porre le proprie legittime istanze.
Affinché "Pontecagnano Faiano" non sia una semplice espressione geografica ma una Comunità che affronta gli attacchi insieme ed insieme ragiona rispetto alle soluzioni. Sarete tutti i benvenuti, indipendentemente dalle appartenenze politiche e o simpatie.
di Alberto Bellini, - 04/12/2018

Fonte: Comuni virtuosi
La domanda “inceneritori sì o no” ha occupato per qualche giorno il dibattito politico, e le conclusioni sono amare. I cittadini si dividono tra chi pensa che gli inceneritori siano uno strumento necessario e che serva “un inceneritore per ogni provincia” per dirla con le parole del Ministro dell’Interno; e chi pensa che vadano eliminati. Manca un vero dibattito sulla pianificazione del sistema rifiuti, con una prospettiva di medio termine. Manca un obiettivo concreto e razionale.
La trasmissione televisiva Petrolio con la puntata “Smoking gun”, interamente dedicata al tema, ha cercato, a mio parere senza successo, di fornire un quadro oggettivo e razionale, non per demeriti propri, anzi, la trasmissione è stata di altissima qualità, ma per l’impossibilità – che definirei culturale – di fare un dibattito non emotivo, razionale e non limitato a un caso individuale.

Disciplinare e promuovere il settore del riuso attraverso la riduzione dell’IVA al 10%, l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo e la definizione della figura dell’operatore dell’usato. Sono alcune delle istanze portate avanti da Rete Onu – la Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato – accolte in parte significativa dal Movimento 5 Stelle con la Proposta di Legge n.1065, il cui iter è stato avviato questa mattina alla Camera dei Deputati.
La Proposta, che mira a regolamentare e rilanciare il settore italiano del riutilizzo, è rivolta agli operatori dell’usato ovvero a tutti quei soggetti che raccolgono e distribuiscono beni di seconda mano. Si tratta di operatori ambulanti (attivi nei mercati delle pulci, nei mercati rionali e su strada, o nelle fiere e nei mercati storici); ci sono poi i negozi dell’usato in conto terzi e quelli dell’usato tradizionali (come le botteghe di rigatteria); le cooperative del riuso; gli operatori della raccolta, del recupero e della distribuzione all’ ingrosso di abiti usati ed elettrodomestici; i centri di riuso e gli impianti di preparazione per il riutilizzo.
“Il quadro normativo vigente – sottolinea Alessandro Stillo, Presidente di Rete Onu - è inadatto a sviluppare e valorizzare le potenzialità della filiera del riuso. L’avvio dell’iter della Proposta di Legge rappresenta per gli operatori del settore un’importante possibilità di riconoscimento che produrrà diritti e norme utili a regolamentare l’intero comparto. Per noi oggi è un giorno importante”.












