Addio punture di zanzare. In estate, questa prospettiva sembra un’utopia. Sebbene per noi rappresentino solo l’altra faccia della medaglia della bella stagione, le punture di questi insetti sono un importante problema sanitario in altri paesi del mondo, in quanto mezzo di diffusione di gravi malattie infettive. Basti pensare alle zanzare Anopheles, che infettano gli esseri umani con il plasmodio della malaria, oppure alle zanzare della specie Aedes aegypti, che ogni anno causano malattie come la dengue, la febbre gialla, la chikungunya e l’infezione da virus zika. Un team di ricercatori dell’Università della California è riuscito a modificare geneticamente le zanzare appartenenti proprio alla specie Aedes aegypti, colpendo il loro apparato visivo, e, potenzialmente, rendendole incapaci di riconoscere un bersaglio umano. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Current Biology.

Ambiente ed Ecologia
22 marzo 2021, Giornata mondiale dell’acqua: Unità di Apprendimento e decalogo per evitare lo spreco

Ogni anno, il 22 marzo, le Nazioni Unite lanciano un appello per celebrare la giornata dedicata alla tutela della risorsa idrica. L’obiettivo della Giornata mondiale dell’acqua (#WorldWaterDay) è quello di celebrare l’acqua e richiamare l’attenzione sulla crisi idrica globale, sensibilizzando la popolazione in vista del raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 6: acqua e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030, un traguardo indispensabile per appianare le disuguaglianze socio-economiche e garantire la dignità di tutti gli esseri umani.
Il fabbisogno di investimenti pre-Covid è di 30 miliardi.
Ora l'orizzonte è quello della sostenibilità ambientale, dell'efficienza del gestore e della solidarietà sociale.
Utilitalia: la nuova Direttiva è in linea con Agenda 2030, tutelare salute e ambiente.
Dal webinar “Nuova Direttiva acque potabili: cosa cambierà per il mondo dell’acqua”, organizzato oggi da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente e energia) sono emersi con forza due elementi: recepimento della nuova Direttiva (2020/2184/Ue) sulle acque potabili, transizione ecologica e Recovery. La discussione è partita dalla constatazione che «L’emanazione della nuova Direttiva 2020/2184/Ue “Qualità delle acque destinate al consumo” introduce elementi di grande innovazione non solo per quanto attiene gli aspetti tecnologici connessi ai nuovi parametri da monitorare ed alle caratteristiche dei materiali a contatto con l’acqua ma più in generale per l’introduzione di un approccio basato sul rischio e per l’attenzione posta ai grandi temi quali l’accesso all’acqua e alle informazioni ambientali. La fase di recepimento nella normativa Italiana da un lato e dall’altro l’interazione con le grandi sfide europee quali il Next Generation EU ed il Green Deal, ci impongono una riflessione sulle trasformazioni ed il ruolo del servizio idrico integrato nella transizione green».

di Guido Dalla Casa - 06/03/2021
Fonte: Arianna editrice
I processi propri del nostro modello culturale (la civiltà industriale) non sono cicli, sono processi che consumano qualcosa di fisso (le risorse, che si esauriscono) e abbandonano qualcosa di fisso (i rifiuti, che si accumulano). In mezzo sta il processo di produrre-vendere-consumare, che il nostro modello vuole in continua crescita. Tutti questi processi costituiscono un sottosistema del Sistema Naturale terrestre, molto più grande, ma sono alla lunga incompatibili con il mondo naturale, che si muove per cicli: quindi distruggono la Natura cui appartengono. Come si è evidenziato in tempi recenti, i processi della civiltà industriale disarticolano i cicli naturali e provocano estinzioni degli altri esseri senzienti (altri animali, piante, esseri collettivi, ecosistemi), direttamente o indirettamente.
Greenpeace: «Ripensiamo subito sistema agricolo e mobilità».
Costa: gli strumenti per combattere lo smog sono in campo
Greenpeace Italia rilancia lo studio “Premature mortality due to air pollution in European cities: a health impact assessment”, pubblicato su The Lancet Planetary Health da un team internazionale di ricercatori guidato dall’Institut de Salut Global (ISGlobal) e Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, che evidenzia i drammatici impatti dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane.
Mark Nieuwenhuijsen, autore senior dello studio e direttore dell’Iniciativa de Planificació Urbana, Medi Ambient i Salut di ISGlobal, sottolinea cher «Questo è il primo studio a stimare il carico di mortalità dovuto all’inquinamento atmosferico a livello di città in Europa. I nostri risultati supportano l’evidenza che non esiste una soglia sicura al di sotto della quale l’inquinamento dell’aria è sucuro per la salute. Inoltre, suggeriscono che l’attuale legislazione europea non protegge adeguatamente la salute delle persone, quindi i limiti massimi consentiti di NO2 e PM2,5 dovrebbero essere rivisti. Ci auguriamo che i governi locali possano utilizzare questi dati per attuare la pianificazione urbana e le politiche di trasporto volte a migliorare la salute delle persone».
“Una specie di serratura per il virus e soprattutto per la sua azione nociva sull’organismo”. È così che le polveri sottili svolgerebbero un ruolo determinante nella diffusione dei contagi, tanto da essere decisamente più pericolosi dell’inquinamento in generale. La proteina che protegge l’organismo dai danni dell’esposizione al PM2.5 è in pratica la stessa che favorisce l’azione dannosa del Sars Cov-2.
È la conclusione cui sono giunti gli scienziati Mauro Minelli e Antonella Mattei che in uno studio pubblicato sull’International Journal of Enviromental Research and Public Health hanno spiegato che è l’esposizione alle polveri sottili a far sviluppare al corpo umano la proteina ACE2 che “diventa una sorta di serratura per il virus”.

Il taglio delle emissioni potrebbe non bastare per fermare il riscaldamento globale. In altre parole, abbiamo superato il punto di non ritorno e se anche riuscissimo nell’impresa (impossibile) di azzerare le emissioni inquinanti, l’Artico continuerebbe a sciogliersi così come il suo prezioso permafrost.
“A che ora è la fine del mondo?” cantava Ligabue. Se intendiamo gli equilibri globali, siamo ormai prossimi. Un nuovo documento della Norvegian Business School, pubblicato su Scientific Report, ha rivelato che l’Artico potrebbe continuare a sciogliersi anche riducendo le emissioni climalteranti. Potrebbe essere necessaria la cattura del carbonio su larga scala per fermare il riscaldamento globale.

Università Ca’ Foscari: «Il cambiamento climatico può favorire direttamente epidemie letali per gli animali e per l’uomo»

A causa della crisi climatica in corso, la zona dell’Artico si sta surriscaldando a velocità impressionante – si stima il doppio o il triplo della media globale – e oltre ai ghiacci a sciogliersi è il permafrost, il terreno permanentemente ghiacciato che ricopre aree come quelle della Siberia. Un fenomeno denso di conseguenze spiacevoli, la cui portata si sta facendo sempre più chiara ed è arrivata a coinvolgere la sfera epidemiologica: «Il cambiamento climatico – spiegano nel merito dall’Università Ca’ Foscari – può favorire direttamente epidemie letali per gli animali e per l’uomo».
I ricercatori dell’Ateneo veneziano, insieme a quelli del Cnr e del Politecnico di Milano, hanno infatti individuato un crescente rischio di diffusione di antrace in Siberia a causa dello scongelamento del permafrost durante la stagione estiva.












