Il professor Marc Lipsitch smonta i miti sul coronavirus: i nuovi virus possono diffondersi anche oltre la stagione “normale”
Clima e coronavirus: Covid-19 andrà via da solo con il caldo? Purtroppo no
Il climatologo Fazzini: «Il Coronavirus non terrebbe al momento conto delle variazioni climatologiche e dunque delle temperature»
In diversi, compreso il solito presidente degli Usa Donald Trump, hanno detto che il coronavirus SARS-CoV-2 e la malattia che causa, COVID-19, scompariranno da soli nei prossimi mesi non appena arriverà il caldo nell’emisfero settentrionale e che sarebbe per questo che l’epidemia non si starebbe espandendo in Africa e nei Paesi tropicali, cosa subito smentita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ma altri continuano a dire che l’esperienza della SARS nel 2003 fornisce le prove che il virus sarebbe vulnerabile al caldo estivo.
La cosa non convince per niente Marc Lipsitch, professore di epidemiologia e direttore del Center for communicable disease dynamics dell’Harvard T.H. Chan School of public health, che ha detto: «Mentre possiamo aspettarci modesti declini nella contagiosità di SARS-CoV-2 in condizioni climatiche più calde e umide e forse con la chiusura delle scuole nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale, non è ragionevole aspettarsi che queste riduzioni da sole comportino una trasmissione lenta abbastanza per fare una big dent».
L’ecologia non ha mai realmente chiarito quale sia la nostra funzione nella biosfera
Quale significato diamo alla Natura? Ecco le differenze in oltre 60 lingue nel mondo.
Tre epidemie da coronavirus (Sars, Mers, e Covid-19) in meno di vent’anni sono un campanello d’allarme che chiama a riflettere su come ci relazioniamo con l’ambiente
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Oggi più che mai la crisi climatica e la continua perdita di biodiversità sollevano questioni su quale sia il nostro ruolo nella natura, nell’ambiente in cui viviamo. “L’estate nera” Australiana, con catastrofici incendi per centinaia di migliaia di km2, e l’arrivo di tre epidemie da coronavirus (Sars, Mers, e Covid-19) in meno di vent’anni, sono un campanello d’allarme che chiama a riflettere (e ad agire!) su come ci relazioniamo con l’ambiente.
Mentre l’antropologia e le religioni del mondo affrontano queste questioni, nei loro termini e domini d’azione, l’ecologia non ha mai realmente chiarito, applicando i suoi metodi di analisi, quale sia la nostra funzione nella biosfera. Siamo una “specie chiave” dalla quale dipende per gran parte la salute di un ecosistema? Siamo una specie che proporziona habitat per altre specie? Sorprendentemente, conosciamo più riguardo il ruolo di altri esseri viventi animali e vegetali, nei diversi ecosistemi, che non riguardo il nostro.
Perché? La città ha una piccola popolazione di circa 2.500 persone, principalmente appartenenti alla comunità Lachengpa, ma è frequentata quotidianamente da orde di turisti non sempre rispettosi. Qui, infatti, a 2.750 metri di altezza tra i rododendri, le colline innevate himalayane, i laghi color acquamarina e una meravigliosa popolazione di panda rossi, ogni giorno migliaia di visitatori lasciano una eccessiva quantità di rifiuti.
Sono state proprio le bottiglie di plastica abbandonate a spingere Lachen a introdurre il divieto e tra l’altro Sikkim, lo Stato Federale di cui fa parte, è stato tra il primo stato nel Paese a prendere provvedimenti contro l’uso della plastica, introducendo misure restrittive già nel lontano 1998. Nel 2016 ha poi vietato l’uso di acqua potabile confezionata negli uffici governativi e in tutti gli eventi pubblici.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
I ricercatori hanno studiato un nuovo materiale in grado di isolare le molecole di anidride carbonica presenti nell’atmosfera e convertirle in modo efficiente in altri materiali organici
Creato un “setaccio molecolare” in grado di riconoscere le molecole di CO2 per dimensione e forma
Dall’Europa alla Cina, i governi di molti paesi stanno progressivamente varando piani ambientali più o meno rigidi e volti a limitare le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Si tratta di un obiettivo fondamentale per arginare e contrastare il fenomeno del surriscaldamento globale, dell’effetto serra e, in generale, dei cambiamenti climatici. Ma, se da una parte si cercano soluzioni utili a evitare ulteriori emissioni – prevalentemente attraverso l’istituzione di tasse sui combustibili fossili e di incentivi sulle rinnovabili -, dall’altra si guarda anche alla possibilità di “eliminare” il biossido di carbonio già presente nell’atmosfera. Un po’ come fanno gli alberi in modo del tutto naturale attraverso il processo della fotosintesi.
"Legno vivo – Xylella, oltre il batterio" è il titolo del film-documentario autoprodotto da un team di quattro professionisti della comunicazione, Elena Tioli, Francesca Della Giovampaola, Filippo Bellantoni e Simone Cannone. Che hanno indagato cosa c'è dietro l'affaire xylella...

"Legno vivo – Xylella, oltre il batterio" è il titolo del film-documentario autoprodotto da un team di quattro professionisti della comunicazione, Elena Tioli, Francesca Della Giovampaola, Filippo Bellantoni e Simone Cannone. Che hanno indagato cosa c'è dietro l'affaire xylella...
Alla prima nazionale tenutasi alla Camera era presente anche l'oncologa Patrizia Gentilini, membro dell'associazione Isde-Medici per l'Ambiente, che ha elogiato il lavoro di indagine e documentazione.
Il cambiamento verso una comunità attenta alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica – come spesso accade – parte dai giovani. Ed è per i giovani talenti, che vogliono mettersi in gioco alla ricerca di soluzioni creative e innovative a problemi di interesse globale, che è nato il premio International STEM Awards.
di Francesco Lamendola - 16/08/2019

Fonte: Accademia nuova Italia
Le statistiche dicono che quindici milioni di persone, in Italia, soffrono di allergia. Quindici milioni, su una popolazione complessiva di sessanta milioni, rappresenta il 25%: esattamente un quarto degli italiani. Naturalmente non è una malattia specificamente italiana, perché numeri paragonabili si riscontrano nel censimento delle malattie allergiche di tutto il mondo. Inoltre non si tratta di un dato stabile: ancora le statistiche dicono che i casi di allergia sono in continuo aumento, in una progressione sconcertante, che spinge anche l’osservatore più distratto a domandarsi, come del resto fanno già i medici, a cosa sia dovuto il fenomeno, visto che i nostri nonni non ne soffrivano in così larga misura e che, risalendo ancora più indietro, non si hanno testimonianze del fatto che l’allergia fosse una patologia di massa, bensì relativa a pochi casi isolati. Certo, alcuni decenni fa l’aria non era impregnata di sostanze chimiche utilizzate largamente nell’agricoltura, né di quelle dovute agli scarichi e alle emissioni industriali, sostanze che naturalmente passano nell’acqua e nella costituzione dei vegetali e degli animali da allevamento, e da lì nel sistema circolatorio, nel fegato, nel cervello e in ogni altro organo e tessuto del nostro corpo. E tuttavia, l’inquinamento atmosferico e quello dell’acqua e dei cibi è sufficiente a spiegare il dilagare sempre più incontenibile delle patologie allergiche, dovute sia ai pollini primaverili, specie delle graminacee, sia agli acari e ad altre sostanze presenti in qualsiasi periodo dell’anno e in qualsiasi ambiente, sia umido che secco e polveroso, sia rurale che urbano? Non ne siamo affatto persuasi, e quindi ci sembra doveroso considerare meglio l’origine del fenomeno, invece di concentrarci esclusivamente - come fa in genere la medicina accademica – sui sintomi e sulle terapie da seguire: perché individuare le cause di una malattia significa aver già fatto metà della strada che conduce verso il modo più efficace per contrastarla o, meglio ancora, se possibile, prevenirla.
La Pubblica amministrazione bocciata in sostenibilità dai suoi stessi dipendenti: voto “5 meno”
di Luca Aterini
Fonte: Greenreport











