Avviate a riciclo nell’ultimo anno 8,5 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggi, a fronte di 508,6 milioni di tonnellate di materie prime consumate
di Luca Aterini
Nei primi 20 anni di attività del Conai, costituito nel 1997 in seguito all’entrata in vigore del decreto Ronchi, l’Italia ne ha fatti di passi avanti nella gestione dei propri rifiuti da imballaggio. La Fondazione per lo sviluppo sostenibile presieduta da Ronchi, che ieri ha promosso insieme al Conai l’Assemblea pubblica del Consorzio, ne dà conto spiegando che l’avvio a riciclo garantito dal sistema dei consorzi di filiera «è passato da poco meno di 190mila tonnellate nel 1998 a poco più di 4 milioni di tonnellate del 2016, evitando così la costruzione di 130 discariche di medie dimensioni», riguardando complessivamente «cinquanta milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio e la mancata emissione in atmosfera di 40 milioni di tonnellate di CO2». Per quanto riguarda invece il punto di vista «strettamente economico, invece, il riciclo gestito da Conai e dai Consorzi di filiera ha generato nel 2016 benefici per 901 milioni di euro».
Come ha rilevato il presidente Ronchi, che «in Italia il 67,1% dei rifiuti di imballaggio sia stato avviato a riciclo nel 2016, anticipando l’obiettivo europeo del 2025, è un indicatore di un indubbio successo: un successo raggiunto in un Paese dove le difficoltà nella gestione dei rifiuti urbani sono state, e in alcune città sono ancora, rilevanti». Numeri importanti dunque, considerando anche le positive ricadute occupazionali: «Lo sviluppo del riciclo degli imballaggi ha infatti contribuito a rendere florido un settore, quello della gestione dei rifiuti, che conta oggi 6.000 imprese e 155.000 addetti, e che ha continuato a crescere anche in periodo di recessione», come ha osservato Walter Facciotto, direttore generale Conai.













