Uno studio su Aedes aegypti suggerisce che il DEET possa perdere forza quando le zanzare imparano a riconoscerne l’odore

Indice
- Lo spray non cancella il problema
- Le zanzare non sono macchinette
- Come usarlo senza farsi fregare
Lo spray finisce spesso vicino alle chiavi di casa, agli occhiali da sole, al caricatore del telefono. Lo prendiamo prima di uscire, lo spruzziamo sulle gambe, sulle braccia, magari anche un po’ in aria come se bastasse creare una nuvoletta chimica tra noi e l’estate. Poi arrivano loro. Le zanzare. Minuscole, ostinate, con quella vocazione al disturbo che nessun condominio ha mai saputo eguagliare.
Da decenni il DEET è uno dei principi attivi più usati nei repellenti antizanzare. La sigla sta per N,N-dietil-meta-toluamide, un composto sviluppato negli anni Quaranta e impiegato ancora oggi in spray, lozioni e altri prodotti contro insetti pungitori. Le autorità sanitarie continuano a considerare i repellenti registrati ed usati secondo etichetta uno strumento efficace per ridurre le punture; tra gli ingredienti indicati ci sono DEET, picaridina, IR3535, PMD o olio di eucalipto limone formulato e 2-undecanone. Il punto, però, sta nel modo in cui questi prodotti entrano nella vita reale: sudore, caldo, acqua, pelle scoperta, riapplicazioni dimenticate, concentrazioni ormai basse. Il CDC ricorda che la durata della protezione varia molto e che, quando si ricomincia a essere punti, il prodotto va riapplicato rispettando sempre le istruzioni in etichetta.















